Eremo Gioioso turismo sotenibile lungo la via francigena

Eremo Gioioso: turismo sostenibile lungo la via Francigena

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Lungo la via Francigena c’è un luogo meraviglioso dove fermarsi a riposare: è l’Eremo Gioioso, un antico podere immerso nella natura e finemente ristrutturato in bioedilizia.

Quiete, relax, cibo a km 0 e tantissime attività attendono il viaggiatore che, alle classiche vacanze nei resort, preferisce un tipo di turismo diverso, più rispettoso nei confronti della natura, più sano e salutare, e soprattutto più sostenibile.

Questo luogo magico si trova a Previdè, un piccolo borgo vicino a Pontremoli immerso nella verde e incontaminata Valdantena. Sono moltissime le cose che si potrebbero dire di Eremo Gioioso, partendo dal fatto che questo incantevole podere si trova in una posizione ideale per chi vuole passare qualche giorno lontano dalla città stando a contatto con la natura e visitando antichi castelli, praticando sport, andando in bicicletta e gustando le prelibatezze enogastronomiche di questa regione.

dintorni di eremo gioioso con natura e relax

Ma la cosa più bella e che più ci ha colpito di questo luogo, è la sua storia: il sogno di due innamoratissimi ragazzi che è diventato realtà, e che abbiamo voluto condividere con i nostri lettori.

Marzia e Marco: ecco i gestori di Eremo Gioioso

Abbiamo chiesto a Marzia e Marco di raccontarci com’è nato Eremo Gioioso, e qui di seguito riportiamo la romantica storia narrata da Marco:

“Senza Marzia l’Eremo Gioioso non sarebbe mai stato creato. Marzia, una donna generosa, piena di vita.
L’avevo incontrata 30 anni fa e mi aveva subito fisicamente affascinato: due splendidi occhi verdi ed un sorriso luminoso, reso particolare, unico, dal leggero disallineamento dei denti incisivi. Privo di una grammatica dei sentimenti, vedevo in lei, contesa e sfuggente, la preda giusta. Quella che, se conquistata, mi avrebbe reso un maschio invidiato. In una frequentazione inizialmente cauta e trasformatasi presto in passione travolgente, è stata lei a tracciare la rotta. Mi ha preso per mano. Mi ha condotto in un mondo sconosciuto fatto di ascolto, di piccole attenzioni, di albe, di tramonti. Mi ha insegnato a leggere la bellezza rinvenibile nella natura, il piacere di camminare nel silenzio di un bosco, quello di immergermi in un fiume limpido, di vivere in una casa sana, di mangiare cibi naturali, di frequentare belle persone.

eremo gioioso cibi naturali e km 0

Un giorno, durante una delle nostre camminate, al centro della suggestiva tappa di Via Francigena che dal Passo della Cisa conduce a Pontremoli, in un piccolo e caratteristico borgo, Previdè, costituito interamente da case in pietra, ci siamo imbattuti in un vecchio rudere millenario. Uno sguardo complice ci ha confermato di essere davanti al nostro sogno condiviso: un’ora dopo, il nostro progetto già andava prendendo forma… sulla tovaglia di carta della vicina trattoria della Dina, al Molinello. E mentre Marzia, con una biro multicolore, ripartiva gli spazi, disegnava arredamenti, scale e soppalchi, io, molto più prosaicamente, cercavo di tradurre in euro questa sua irrefrenabile vena creativa, nel non facile tentativo di armonizzarla con le nostre non infinite risorse.

Il passo successivo, la scelta dell’impresa cui affidare i lavori, è stato fortemente influenzato dalla causalità. Mi ero, in quel momento, impegnato in una selezione razionale fatta di computi metrici e capitolati distribuiti a più imprese. Mentre attendevo di ricevere da ciascuna di loro le conseguenti richieste economiche, casualmente, incontrai Giuseppe Romiti. Un uomo che, abbandonati gli studi in ingegneria, si era dedicato al recupero dei vecchi manufatti in pietra ispirandosi ad un principio che non ho esitato a fare mio:

la casa è un luogo in cui soma e psiche devono convivere armoniosamente e, affinché ciò avvenga, entrambe devono sentirsi a proprio agio. Cosicché il primo ha necessità di essere immerso all’interno di un ambiente sano mentre la seconda trova il suo appagamento in quell’idea di armonica bellezza già presente in natura e che noi dobbiamo solo educarci a saper cogliere e riprodurre.

A supporto di quest’ultimo enunciato poi, Romiti, colto un fiore dalla pianta di passiflora, in prossimità della quale stavamo conversando, mi tenne una vera e propria lezione sull’armonia, sulle simmetrie, sulle proporzioni, su Fibonacci e la sezione aurea: Scritturato!

eremo gioioso bioedilizia

Quindi, in coerenza con quanto sopra esposto, ogni pietra del fatiscente edificio è stata recuperata secondo le regole della bioedilizia: il cemento bandito è stato sostituito dalla calce, riprodotta tale e quale quella originaria attraverso un’analisi della stessa. I pigmenti sono stati creati utilizzando terre e ossidi naturali. Il pavimento in assi di castagno è stato posato affogando i magatelli nel massetto in modo da poterlo inchiodare con il metodo tecnicamente detto “alla bastarda”. In questo modo è stato possibile evitare l’impiego di colle ed anche di vernici poiché anche il trattamento finale è stato eseguito utilizzando solo olii naturali. Alcuni rivestimenti sono stati realizzati in cera d’api mentre per altri si è preferito ricorrere ad un impasto di terra e paglia.

Ovviamente nella parte cromatico/creativa Marzia è stata protagonista: ha scelto i tessuti, rigorosamente naturali, ne ha coordinato i colori, ha, personalmente, realizzato le tende, si è aggirata per mesi ovunque si vendessero mobili o suppellettili ai quali restituire una seconda vita, talvolta anche prevedendone un impiego diverso rispetto a quello che avevano avuto nella prima. Così ad esempio, la vecchia cassa in legno di un cinema del periodo liberty è ora il banco sul quale troneggia la macchina del caffè. I lavori si sono protratti per 5 anni ma, alla fine da quell’iniziale ammasso di pietre, l’Eremo Gioioso è uscito proprio come lo avevamo sognato. Non ci rimaneva che attendere i primi ospiti. Ed anche se non ne eravamo certi, avevamo elementi che ci facevano ipotizzare incontri interessanti. E così è stato.

Chi sono i nostri ospiti? Giovani, meno giovani, italiani, stranieri, singoli, coppie, famiglie con figli, pellegrini che percorrono la Via Francigena. Tutti però accomunati da una particolare sensibilità, quella che li ha indotti a venire qui, nella verde ed incontaminata Valdantena, e che, a poche ore dal loro arrivo, solitamente, ce li fa sentire “quasi amici”.

Ne condividiamo la vacanza. Di abitudine, la mattina, dopo che Marzia ha preparato loro abbondanti colazioni, rigorosamente a km 0 (salumi e formaggi di piccoli produttori locali, uova del contadino, torte di erbe spontanee, marmellate artigianali, buccellati, crostate, etc.) diamo loro indicazioni in merito a itinerari, luoghi e locali meritevoli di una visita ed, a sera, al loro ritorno veniamo ricambiati con racconti e recensioni utili a quanti li seguiranno. Una sorta di Trip Advisor orale. Con molti di loro il rapporto non si è interrotto con la fine della permanenza all’Eremo Gioioso, ci teniamo in contatto, ci rivediamo. Abbiamo creato quasi una sorta di comunità all’interno della quale anche i saperi vengono messi a fattor comune: ad esempio Pietro e Monica, giovani agricoltori in Versilia, seguaci di Emilia Hazelip, il prossimo anno torneranno per dar vita ad un corso teorico/pratico di agricoltura naturale, mentre Emanuele Sordi, valente birraio, fornirà competenze a quanti, amanti della birra, vorranno imparare a prodursela in proprio.

Marzia eremo gioioso

Oggi, sereni più che mai, io e Marzia guardiamo retrospettivamente il nostro percorso e ci sentiamo soddisfatti della nostra scelta. Osserviamo dall’interno il nostro autunno anagrafico e ci sembra in piena sintonia con quello della natura circostante. Un autunno ricco di colori, di sensazioni, di suoni. Ci abbracciamo, scherziamo, non di rado, in maniera sgraziata, la invito a mimare qualche passo di danza. Una gioia infantile mi pervade al pensiero di esserci fatti un regalo. Il più grande: abbiamo aggiunto vita agli anni. Ridiamo al pensiero dei sacrifici fatti, dei tanti soldi spesi inseguendo un sogno. E siamo consapevoli che analizzati da un banchiere risulteremmo pazzi. Abbiamo però anche l’illusione di pensare che un filosofo darebbe un giudizio diverso. Questo ci tranquillizza. Sì, perché crediamo che solo i buoni filosofi possano rappresentare un antidoto all’insaziabile ingordigia finanziaria attualmente imperante, foriera di pericoli per l’intera umanità!

 

 

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