Soluzioni per il difficile smaltimento delle scorie nucleari

Il difficile smaltimento delle scorie nucleari

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Alla fine della festa, anche per l’energia atomica, i conti si fanno… con la spazzatura da smaltire. Le scorie nucleari e radioattive richiedono tempi e modi differenti, da osservare con cautela.

Ma le soluzioni – dai depositi ingegneristicamente avanzati a quelli interrati in profondità – non sono poi così confortanti…

 

Prodotta dalla dismissione degli impianti nucleari o derivante dalle attività di medicina nucleare, a livello industriale o di ricerca, la spazzatura nucleare viene classificata principalmente in tre categorie, con differenze che variano da Paese a Paese.

  • rifiuti a bassa radioattività: limitatamente radioattivi, non richiedono schermatura per essere trasportati o maneggiati; smettono di essere nocivi nel giro di alcuni anni;
  • rifiuti a media radioattività: quantità radioattive maggiori e maggiori protocolli di sicurezza per il trasporto; possono richiedere una schermatura di piombo o acqua per contenere i raggi gamma; richiedono centinaia di anni per decadere;
  • rifiuti ad alta radioattività: quantità altissime di radioattività che generano calore, e che richiedono migliaia di anni per diventare innocue. Costituiscono il 95% della radioattività complessiva.

Le quantità maggiori sono rappresentate da scorie di media radioattività, per le quali l’ingegneria più specializzata ha elaborato depositi capaci di resistere nel tempo. Più problematico lo smaltimento dei rifiuti di terza categoria, per i quali sono stati ipotizzati interramenti geologici profondi.

 

Per dimenticare: un progetto unico in Finlandia

Tempo di attesa: 100.000 anni. La Finlandia per eliminare la spazzatura nucleare ha pensato bene di nasconderla nel cuore della terra per un tempo che, misurato su proporzioni umane, sembra infinito. Onkalo (“nascondiglio” in finnico), un bunker fatto di gallerie a 450 metri di profondità, al momento in fase di costruzione nei pressi di Olkiluoto, conterrà 9000 tonnellate di scorie ad alta radioattività derivanti dalla produzione di energia nucleare delle centrali finlandesi, che per smettere di essere nocive impiegheranno, appunto, 100.000 anni. Countdown: a partire dal 2100, anno in cui il deposito verrà riempito e chiuso in eterno. Sembra sia questa, al momento, l’unica soluzione “sicura”, nel sottosuolo, che lassù nel profondo nord sembra abbastanza esente da terremoti o vulcani. Ma il problema, come al solito, è l’uomo stesso, ed esattamente: come fare per segnalare il pericolo o il divieto assoluto di ingresso per un tempo così lungo? I progettisti stanno valutando se sia il caso di evidenziare l’ingresso, con un linguaggio grafico universalmente comprensibile anche in futuro, che dichiari il pericolo assoluto, oppure lasciare che la natura faccia il suo corso e, inglobando il bunker, smetta di ricordarne la presenza.

 

Cosa succede in Italia?

Arenatasi la proposta del 2003 di trasferire i rifiuti nucleari a Scanzano Ionico, in Basilicata, per la manifestazione pacifica portata avanti dagli abitanti del posto (questa volta 100.000 erano i disobbedienti), il Governo italiano è sul punto di stabilire dove verrà costruito il sito di stoccaggio. Un’inchiesta dettagliata su L’Espresso riporta l’attenzione sul tema: studi effettuati dalla società incaricata e dalle autorità di controllo hanno redatto una Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il sito di stoccaggio, escludendo il 99% del territorio nazionale (ad esempio: lagune, dighe e miniere, aree protette, zone sismiche e vulcaniche, oltre i 700 m di quota o a meno di 5 chilometri dal mare); restano una manciata di località, ancora top secret, sulle quali il Governo avrà l’ultima parola. Il deposito prenderà in carico 75.000 metri cubi di rifiuti di bassa e media attività – che impiegano da alcuni anni fino a 300 per far decadere la loro concentrazione di radioattività – e temporaneamente anche 15.000 metri cubi di scorie ad alta intensità.

 

Immagine di apertura: © Hewaec | Dreamstime.com

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