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Papa Francesco vieta la vendita di sigarette in Vaticano

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Il fumo fa male, nessuno ha dubbi su questo. Secondo L’OMS ogni anno sette milioni di persone muoiono a causa dei danni provocati dal fumo di sigaretta. Se si considera che la Seconda Guerra mondiale fece 35 milioni di morti in cinque anni, si fa presto a fare il conto: le sigarette hanno lo stesso impatto devastante di una guerra.

Poteva la Chiesa, che è contro tutte le guerre, e ha come propria mission quella di combattere il male nel mondo, chiudere gli occhi su questo terrificante fenomeno? Evidentemente no.

Proprio ieri il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, ha diffuso la notizia che, per espressa volontà di Papa Francesco, a partire dal 2018 il Vaticano sospenderà la vendita di sigarette all’interno del proprio territorio.

Come i romani sanno bene, i diplomatici, i religiosi e i dipendenti della Santa Sede hanno sempre avuto la possibilità di acquistare sigarette in Vaticano a prezzi particolarmente vantaggiosi per via delle tasse molto più contenute.

Il Vaticano, anzi, è stato in passato anche un importante produttore di tabacco e sigarette: prima dell’unità d’Italia, nel 1860, fu papa Pio IX a dar vita alle Manifatture Tabacco Vaticane, che hanno rappresentato per decenni un importante introito per lo stato. Ancora oggi le entrate rappresentate dalla vendita di sigarette e tabacco sono un’importante fonte di guadagno per le casse della Santa Sede, ma come ha affermato Burke nella conferenza stampa di ieri, nell’opinione di Papa Francesco “nessun profitto può essere legittimo se mette a rischio la vita delle persone”.

Burke ha anche ironizzato sulla figura del papa raccontata nella serie Tv “the Young Pope”, realizzata dal regista Premio Oscar Paolo Sorrentino, nella quale il protagonista Jude Law, nei panni di un giovane pontefice, era spesso immortalato nell’atto di accendersi una sigaretta. Burke ha detto che Papa Francesco non è certo uno Young Pope, ma piuttosto uno Healthy Pope (un papa salutista).

Quella da sigaretta è una delle più diffuse dipendenze nel mondo. La decisione del Vaticano ha soprattutto un importante valore simbolico, e certamente potrà dare un contributo importante nel supportare la crociata (a questo punto è proprio il caso di chiamarla così) che l’OMS e le principali organizzazioni di medici e oncologi stanno combattendo a livello globale contro questa piaga.

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