agricoltura biologica come si pratica

Agricoltura biologica: 10 regole per una produzione di successo

Biologico e Biodinamico, In Evidenza

Con il termine agricoltura biologica, si fa riferimento a un metodo di produzione agricolo che si basa su regole e principi volti a tutelare la biodiversità, la sostenibilità e la genuinità degli alimenti.

La frutta e la verdura di stagione in primo luogo, ma anche gli alimenti di origine animale, se provenienti da agricoltura biologica saranno certamente più sani, più buoni e più rispettosi dell’ambiente, perché provenienti da metodi di coltivazione e allevamento studiati ad hoc per preservarne le proprietà nel rispetto della salute della terra e dei suoi abitanti.

Per poter avviare una produzione di alimenti da agricoltura biologica, bisogna seguire il regolamento disciplinato dall’Unione Europea (Regolamento CE 834/07) che stabilisce criteri e regole per la produzione e l’etichettatura di prodotti di origine biologica. Solamente le aziende e i prodotti che seguono questo percorso potranno utilizzare nella propria comunicazione ai consumatori la dicitura “Agricoltura biologica“.
Attenzione invece ai prodotti dove compare la dicitura “bio” che non è quella ufficiale e può essere utilizzata in modo ingannevole dalle aziende.

Come si pratica l’agricoltura biologica?

Ma quali sono queste regole e quanto sono stringenti i criteri che determinano o meno la corretta certificazione del termine “biologico”? La prima cosa da sapere è che l’agricoltura biologica ha come principio cardine la sintonia con il sistema naturale e il rispetto della biodiversità. In agricoltura biologica quindi è assolutamente vietato l’uso di sostanze chimiche esterne come fertilizzanti, insetticidi, diserbanti, anticrittogamici, pesticidi e farmaci di qualunque genere, che andrebbero a danneggiare la fertilità del suolo, la genuinità degli alimenti e metterebbero in grave pericolo la biodiversità. Uno dei più gravi danni ecologici e ambientali che l’uso di sostanze chimiche ha creato negli ultimi anni è la mortalià delle api, responsabili dell’impollinazione di 71 delle 100 colture più importanti del mondo.

Un’altra regola di base fondamentale in agricoltura biologica, è l’assenza totale di OGM (organismi geneticamente modificati) sempre per aderire allo stesso principio di salvaguardia e rispetto dell’ecosistema naturale e della biodiversità del nostro pianeta. 

I metodi e le tecniche che le aziende devono utilizzare in agricoltura biologica per far fronte agli obiettivi di sostenibilità e genuinità degli alimenti, sono diversi a seconda del tipo di prodotto che si vuole coltivare, e si possono distinguere in alimenti di produzione vegetale e alimenti di produzione animale.

Produzione vegetale biologica

produzione vegetale biologica

Produrre frutta e verdura biologica non è sempre semplice, perché occorre tenere in considerazione la tipologia di coltura, il clima e le risorse naturali che si hanno a disposizione. Seguendo queste 5 regole utili si avrà un buon punto di partenza per avviare una produzione vegetale biologica.

1) Scegliere specie di piante resistenti

Più staremo attenti nello scegliere piante che resistono alle caratteristiche del clima locale, con preferenza per le specie autoctone, e più avremo successo nella coltivazione. Se abitiamo in Veneto ad esempio, sarà più difficile coltivare i pomodori e le arance, mentre sarà più facile coltivare il radicchio rosso o il kiwi.

2) Rotazione delle colture

La rotazione delle colture è una tecnica agricola che si basa sul cambio continuo di colture in una stessa area di terreno. La regola generale è di non coltivare la stessa tipologia di pianta sullo stesso terreno per più anni consecutivamente. Il motivo è semplice: ciascun ortaggio assorbe elementi nutritivi dal terreno in modo selettivo esaurendone alcuni e permettendo l’accumulo di altri. Questo fa si che, se non si cambia di continuo il tipo di coltura, il terreno si impoverisca sempre di più fino a perdere completamente le sostanze nutritive necessarie per la coltivazione. Ogni ortaggio inoltre è attaccato da parassiti specifici, che troveranno condizioni di habitat più vantaggiose se non si apportano mutamenti colturali.

Per garantire una corretta rotazione delle colture, i principali ortaggi sono stati suddivisi in famiglie che hanno caratteristiche simili, così da poter alternare negli anni, ortaggi di famiglie diverse. Ecco quali sono le principali famiglie di ortaggi:

  • Liliacee (aglio, cipolla, scalogno, porro e asparagi)
  • Solanacee (pomodori, peperoni, melanzane, patate)
  • Ombrellifere (carote, finocchi e alcune piante aromatiche).
  • Asteracee (insalate e i carciofi)
  • Lamiacee (basilico e rosmarino)
  • Crucifere (cavoli, rapanelli e rucola)
  • Cucurbitacee (zucca, anguria, zucchine)
  • Leguminose (fagioli, lenticchie, ceci, fave)
  • Chenopodiacee (spinaci, barbabietola, coste)
  • Valerianacee (valerianella o songino)
  • Rosacee (fragole e lamponi)
  • Graminacee (cereali)
  • Ericacee (mirtillo)

Per effettuare una corretta rotazione delle colture, occorre stare attenti a non far seguire ortaggi che, anche se di famiglie diverse, hanno caratteristiche simili, sia per esigenze nutritive, che per problemi legati a malattie e parassiti. Per questo diversi libri e ricerche scientifiche consigliano una rotazione su 4 anni, con la seguente ripartizione:

  1. Primo anno, le Leguminose: migliorano la fertilità del terreno e ne aumentano la produttività. A fine ciclo, ricordarsi di non togliere dal terreno le radici che aiutano l’areazione del suolo.
  2. Secondo anno, le Solanaceee, le Cucurbitacee e le Ombrellifere: gli ortaggi appartenenti a questa famiglia sono fra i più coltivati, ma richiedono un terreno molto ricco di sostanze nutritive per poter crescere bene.
  3. Terzo anno, le Liliacee, le Chenopodiacee e le Asteracee: ortaggi mediamente esigenti che non necessitano di un terreno molto concimato.
  4. Anno quattro, le Lamiacee o Valerianacee: ortaggi poco esigenti, che non necessitano di grosse quantità di azoto nel terreno perché sfruttano la fertilità residua dei suoli.

Le ultime 3 famiglie, le Rosacee, le Graminacee e le Ericacee, hanno un loro ciclo di rotazione a sè e necessitano di maggiori conoscenze e cure per essere coltivate biologicamente.

3) Consociazione

La consociazione consiste nel coltivare piante diverse nello stesso terreno, affiancandole l’una all’altra secondo combinazioni di specie favorevoli ad entrambe. Per prima cosa occorrerà consociare piante a crescita lenta (come cavoli, pomodori, piselli e fagioli) con piante a crescita più veloce (come insalate, spinaci o ravanelli). Bisogna poi conoscere quali sono le consociazioni migliori, le più importanti sono: cipolle-carote, fagioli rampicanti-zucchine/cavoli, asparagi-pomodori/basilico, patate-melanzane, porri-sedani, spinaci-fragole/cavoli.

Seguire le regole della consociazione, può risultare molto utile anche per sconfiggere parassiti e malattie delle piante, che, se opportunamente affiancate, si difendono reciprocamente e crescono più sane e forti. Gli ortaggi così coltivati saranno quindi più buoni e più sani.

4) Piantare siepi e alberi

Per combattere i nemici delle nostre piante (parassiti e piccoli roditori) è molto utile piantare siepi e alberi nelle vicinanze della nostra coltivazione biologica, che sono in grado di ospitare i predatori naturali di questi parassiti, come ricci, pipistrelli, rane e uccelli. Se vogliamo, possiamo costruire anche delle casette per uccelli da mettere sugli alberi o nei cespugli ai confini della nostra coltivazione che, oltre a proteggere i nostri ortaggi, possono aiutarci a fare birdwatching.

5) Lotta biologica e fertilizzazione naturale

La lotta biologica consiste nel favorire i meccanismi naturali di controllo dei parassiti con l’introduzione di insetti utili a contrastare i vari parassiti dannosi delle coltivazioni biologiche. Si tratta in sostanza di cercare di mantenere l’equilibrio naturale con l’obiettivo di migliorare la produzione agricola senza danneggiare l’ecosistema e l’ambiente. Fra gli insetti utili che si possono introdurre nell’orto, la più conosciuta è la coccinella, simbolo dell’agricoltura biologica per eccellenza. Questo perché la coccinella è un insetto che non si nutre di piante e germogli (come la maggior parte di insetti dannosi per le nostre coltivazioni, detti anche fitofagi) ma bensì di altri insetti, proprio quelli che vorremmo tener lontano dai nostri ortaggi! 

Un’altro insetto predatore, dall’aspetto meno carino rispetto alla coccinella, è la Chrysoperla carnea, comunemente chiamato crisopa, ed interessa soprattutto per la lotta biologica contro le afidi, comunemente chiamati pidocchi delle piante, che si nutrono di germogli, foglie e radici delle più comuni varietà di frutti e ortaggi che si coltivano biologicamente. 

Una buona idea per attirare naturalmente gli insetti predatori, è coltivare insieme agli ortaggi alcuni tipi di erbe aromatiche e fiori che piacciono particolarmente a questo tipo di insetti. Tra i fiori più comuni che svolgono questa funzione c’è la calendula, il fiordaliso e i gerani, mentre tra le erbe aromatiche da avere in giardino, le migliori sono salvia, aglio e ortica, dei veri e propri antiparassitari naturali.

Nelle coltivazioni biologiche inoltre, è importante utilizzare fertilizzanti naturaliche ci aiutano a mantenere il terreno ricco di sostanze nutritive e rafforzano le nostre piante e fiori.

Produzione animale da agricoltura biologica

produzione animale agricoltura biologica

Anche se meno conosciuta di quella vegetale, anche la produzione di alimenti di origine animale può essere fatta seguendo le regole del biologico. Se si sceglie di avviare un allevamento biologico, bisognerà prima di tutto scegliere razze autoctone, che si adattano meglio all’ambiente e al clima del luogo dove vogliamo allevarli. Occorrerà inoltre fare attenzione  a queste 5 regole:

1) Il numero degli animali che vogliamo allevare dovrà essere proporzionato alla superficie dei pascoli che abbiamo a disposizione. Lo spazio vitale infatti è la prima cosa di cui tenere conto se si vuole garantire agli animali una vita sana e felice. 

2) L’alimentazione dovrà essere bilanciata e equilibrata in accordo con i fabbisogni nutrizionali degli animali. I mangimi dovranno essere di provenienza biologica (preferibilmente dall’azienda stessa che alleva gli animali) e di origine vegetale. 

3) Curare gli animali che si ammalano con metodi etici e rispettosi della vita dell’animale malato e anche di quella degli altri animali dell’allevamento, evitando di distribuire a tappeto farmaci preventivi e isolando i malati per poterli curare al meglio.

4) Sono vietati metodi violenti e brutali nei confronti degli animali, in particolare nel caso questi vengano trasportati in camion e furgoni, il tragitto dovrà essere il più breve possibile e non dovranno essere somministrati agli animali calmanti e farmaci.

5) Il trattamento degli animali al momento della macellazione o dell’abbattimento deve limitarne il più possibile la tensione e la sofferenza nel rispetto delle condizioni igienico sanitarie delle strutture dove avviene questo processo.

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