Cosa si intende per alimentazione sostenibile?

Cosa si intende per alimentazione sostenibile?

L’alimentazione gioca un ruolo centrale all’interno dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Ecco alcuni consigli per avvicinarsi ad un’alimentazione più sostenibile.

Le scelte alimentari che compiamo quotidianamente sono uno dei mezzi più potenti a nostra disposizione per tutelare il Pianeta, le sue risorse e la sua biodiversità naturale.

L’agricoltura e gli allevamenti intensivi sono, infatti, tra le cause principali dei maggiori problemi ambientali che siamo ora costretti a fronteggiare: dall’inquinamento atmosferico alla deforestazione, agli eventi meteorologici estremi.

E non è tutto. L’uso massiccio di pesticidi e l’impoverimento del terreno causato da distese infinite di monocolture stanno minacciando la biodiversità del nostro Pianeta ed inasprendo le diseguaglianze già esistenti per quanto riguarda l’accesso alle risorse alimentari. Tutto questo senza contare i numerosi rischi per la salute umana ed animale.

Fortunatamente ogni giorno (almeno 3 volte al giorno) abbiamo il potere di decidere cosa portare in tavola. Ecco perché adottare un’alimentazione sostenibile (ossia in grado di soddisfare i bisogni del presente senza pregiudicare la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri) è ormai diventato imperativo se vogliamo continuare a vivere indisturbati su questa Terra.
Ma che cosa si intende per alimentazione sostenibile? E quale è il nesso tra alimentazione e sostenibilità?

Che cos’è l’alimentazione sostenibile?

La FAO (l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione ed agricoltura) ne da la seguente definizione: «l’alimentazione sostenibile è un’alimentazione a ridotto impatto ambientale che soddisfa le linee guida nutrizionali dal punto di visto economico, dell’accessibilità e dell’accettabilità culturale». Si tratta, dunque, di un modello alimentare comprende cibo sano, inclusivo e coltivato con un basso impatto ambientale.

Di questo si parla anche nell’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, dedicato al «porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile».
In particolare, il paragrafo 2.4 sottolinea la necessità di «garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e implementare pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione, che aiutino a proteggere gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, a condizioni meteorologiche estreme, siccità, inondazioni e altri disastri e che migliorino progressivamente la qualità del suolo».

L’alimentazione sostenibile nell’Agenda 2030 assume dunque un duplice ruolo. In primis, l’adozione di modelli di consumo e di produzione alimentare più sostenibili è essenziale per raggiungere in maniera più veloce ed efficace l’obiettivo ultimo di garantire la sicurezza alimentare per tutti ed eliminare fame e malnutrizione, che ancora oggi colpiscono più di 828 milioni di persone nel mondo.

Potrebbe interessarti:  Tagliatelle di farina di ceci con pesto di basilico, lime e zenzero

In secondo luogo, l’alimentazione sostenibile nell’Agenda 2030 è concepita come mezzo fondamentale per tutelare le risorse naturali del nostro Pianeta, minacciate da sistemi alimentari intensivi ed aggressivi, e per migliorare la loro capacità di fronteggiare gli eventi meteorologici estremi collegati all’attuale crisi climatica.
Ma quali passi possono essere mossi nel concreto per avere un’alimentazione (più) sostenibile?

Alimentazione e sostenibilità: come agire

L’associazione delle parole alimentazione e sostenibilità non è certamente una novità, ma sta assumendo sempre più rilevanza alla luce dell’attuale crisi climatica ed ambientale e dell’ineluttabile destino che il pianeta Terra – e tutti i suoi abitanti – saranno costretti ad affrontare se le cose non cambieranno con sufficiente rapidità.
Tuttavia, anziché assistere inerti all’inevitabile, questa situazione di crisi può diventare una buona occasione per ripensare ai nostri modelli di consumo, partendo da un atto che compiamo ogni giorno, tutti i giorni: alimentarci.

Ma come possiamo nel concreto usare l’alimentazione come mezzo per promuovere un sviluppo più sostenibile?

  1. Ridurre gli sprechi alimentari

In primo luogo, occorre agire a livello globale sugli sprechi alimentari. Dati ufficiali del Consiglio Europeo indicano come, soltanto nei paesi UE, gli sprechi alimentari ammontino a circa 87,6 milioni di tonnellate di alimenti l’anno. Ciò significa che circa un terzo del cibo prodotto viene sprecato lungo la filiera alimentare o, addirittura, buttato.
Risolvere questa falla nel sistema alimentare europeo e globale vorrebbe dire recuperare risorse potenzialmente utili ad assicurare la sicurezza alimentare di milioni di persone che vessano ancora in condizioni di difficoltà e, allo stesso tempo, tamponare le ripercussioni ambientali associate alla sovrapproduzione alimentare.
I passi da compiere sono dunque ridurre la quantità di perdite alimentari lungo il sistema di distribuzione ed educare all’importanza di ridurre gli sprechi alimentari, incoraggiando a consumare o donare prodotti esteticamente imperfetti o vicini alla data di scadenza.

  1. Adottare modelli di consumo e produzione alimentare più responsabili

In secondo luogo, occorre agire sui sistemi agricoli: domanda e offerta devono muoversi verso modelli di consumo e produzione più responsabili e consapevoli della finitezza delle risorse terrestri.
Ciò significa sia:

  • De-scalare i sistemi di produzione alimentare e muoversi verso produzioni locali, a km-zero, che seguano la stagionalità dei prodotti -e quindi la capacità della terra di rigenerarsi- e che non facciano affidamento sull’uso massiccio di pesticidi ed altre sostanze chimiche (necessarie invece nelle colture intensive).
    È poi necessario attuare programmi di protezione delle specie autoctone locali, attraverso banche dei semi e la riscoperta di specie agricole che si stanno estinguendo. Un’agricoltura più variegata e locale non è soltanto il miglior antidoto alle dannosissime monocolture intensive, ma è anche il miglior modo per tutelare l’ecosistema di un determinato territorio e permetterne la sopravvivenza.
  • Ridurre il consumo globale di carne e prodotti animali, la cui produzione è responsabile, da sola, di più del 15% delle emissioni di gas serra globali, oltre che di deforestazione su larga scala, inquinamento di aria e acqua e dello spreco di risorse idriche, alimentari ed energetiche. Risorse che potrebbero invece essere destinate a tamponare, almeno in parte, il problema della fame a livello globale.
    Allo stesso tempo, è opportuno spingere verso l’adozione di un’alimentazione più vegetale, la quale si è dimostrata essere quella a più basso impatto ambientale, sia in termini di risorse utilizzate nella produzione alimentare che di inquinamento atmosferico.
    Ciò è stato confermato anche in un recente rapporto delle Nazioni Unite intitolato “Cambiamento climatico 2022: la mitigazione del cambiamento climatico”, dove si sottolinea come un alimentazione plant-based possa non solo mitigare i danni collegati all’attuale sistema di produzione alimentare, ma anche contribuire al raggiungimento della sicurezza alimentare globale e alla prevenzione di malnutrizione e sovra-alimentazione.
Potrebbe interessarti:  La frutta di stagione di febbraio

Alcuni consigli per adottare un’alimentazione sostenibile

Per concludere, alcuni semplici consigli per mettere in pratica quanto detto sopra e cominciare ad adottare un’alimentazione (più) sostenibile.

  1. Adottare un’alimentazione più vegetale

Ridurre il consumo di prodotti animali, soprattutto carne e latte, a favore di alimenti vegetali, quali ortaggi, legumi e cereali è benefico non solo per l’ambiente, ma anche per la nostra salute. Un’alimentazione vegetale è infatti ricca di antiossidanti e vitamine, mentre è povera di grassi insaturi e colesterolo. Questo tipo di alimentazione può dunque rivelarsi un’arma vincente nella prevenzione delle cosiddette “malattie del primo mondo”, quali diabete di tipo 2, disturbi cardiaci ed ipertensione.
Il consiglio è quello di introdurre almeno un pasto vegetale al giorno e di incrementare la quota di legumi e proteine vegetali nella nostra dieta.

  1. Prediligere cibo stagionale, biologico e a km-zero

Comprare prodotti stagionali e a km-zero significa ridurre le emissioni di gas serra collegate al trasporto su lunga distanza di prodotti “esotici”, gustare del cibo più salubre, gustoso e coltivato senza l’uso di pesticidi e agenti chimici, generalmente necessari nella produzione su larga scala.
Ecco perché è consigliato affidarsi alla piccola distribuzione e, idealmente, comprare direttamente dal produttore vicino a casa. Se ciò non è possibile, una valida alternativa sono i cosiddetti GAS (gruppi di acquisto solidale), gruppi di consumatori che si uniscono per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari locali e stagionali, biologici, rispettosi dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

  1. Più varietà e meno prodotti confezionati

Una dieta più varia e basata su prodotti freschi e poco processati è non solo più salutare per il nostro organismo, ma anche migliore per l’ambiente. Infatti, variare le fonti significa necessariamente diversificare la nostra domanda di prodotti alimentari, combattendo le logiche dannose alla base dell’offerta delle grandi multinazionali, .
Ridurre il consumo di prodotti confezionati e ultra-processati significa inoltre ridurre la quantità di rifiuti prodotti (spesso gli imballaggi alimentari non sono nemmeno interamente riciclabili) e risparmiare una quantità significativa di energia e risorse necessarie alla produzione e al confezionamento di questi alimenti. Se necessitiamo comunque di acquistare prodotti pre-confezionati, prediligiamo imballaggi in cartone, vetro, o plastica riciclata.

  1. Non comprare più del necessario

Non comprare più di quanto ci serva è il primo passo per evitare gli sprechi alimentari. Ecco perché è sempre bene andare al supermercato muniti di una lista della spesa dettagliata (idealmente che segua l’ordine degli scaffali), che ci permetterà non solo di fare acquisti più mirati, ma anche di risparmiare tempo ed avere un’alimentazione più sana ed equilibrata.
Un altro consiglio è quello di controllare sempre le date di scadenza dei prodotti che intendiamo acquistare: ci vogliono solo pochi secondi, ma è un ottimo modo per evitare sprechi inutili.

  1. Dare nuova vita agli avanzi

Riutilizzare gli avanzi di pranzo e cena in nuove preparazioni è un ottimo modo per sfoggiare la nostra creatività in cucina e, allo stesso tempo, evitare inutili sprechi alimentari.
Per esempio, il pane raffermo è ottimo per creare una gustosa panzanella o anche una golosa torta paesana, mentre il minestrone del giorno prima può essere trasformato in delle simpatiche polpette.

  1. “Consumare entro” è diverso da “consumare preferibilmente”

Queste due diciture, spesso confuse, sono in realtà ben diverse. Se “consumare entro” indica la data entro la quale un prodotto non è più consumabile, “consumare preferibilmente” indica soltanto che dopo quella data l’alimento potrebbe perdere alcune delle sue caratteristiche organolettiche.
È dunque bene capire la distinzione tra le due in quanto, nel caso della seconda dicitura, l’alimento in questione può essere ancora tranquillamente consumato (sarà soltanto meno gustoso che in origine).

  1. Acquistare cibo che andrebbe altrimenti buttato

Too Good To Go e Babaco Market sono solo due esempi di compagnie che hanno come missione il recupero del cibo prossimo alla scadenza, esteticamente imperfetto o, ancora, prodotto in eccesso, che viene poi rivenduto a prezzi mediamente inferiori rispetto a quelli della grande distribuzione.
Fare affidamento a questo tipo di servizi per la nostra spesa ortofrutticola è un buon modo di porre in essere modelli di consumo più virtuosi, consapevoli e che fanno anche bene al portafoglio.

Potrebbe interessarti:  Allergia primaverile: sintomi e rimedi naturali


Iscriviti alla newsletter di Hellogreen