pangolino e deforestazione

Allarme del WWF: la deforestazione alle origini delle epidemie

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Alle origini delle epidemie e pandemie come quella del Coronavirus c’è la distruzione degli ecosistemi causati dai cambiamenti climatici e dalle deforestazioni

A dirlo, un recente rapporto del WWF che sottolinea come malattie come l’Ebola, la Sars, l’influenza aviaria o suina e l’attuale Covid-19 siano le conseguenze di decenni di sfruttamento incondizionato delle risorse del Pianeta.

Per arrivare oggi alla conclusione che fenomeni come la deforestazione, l’inquinamento atmosferico e lo sfruttamento del suolo ai danni della biodiversità siano alla base di tutte le più recenti epidemie, bisogna tornare indietro nel tempo e individuare non solo l’ultima tra le cause che hanno scatenato l’epidemia di Coronavirus ma tutte le sue concause.

Zoonosi: la trasmissione delle malattie avviene dagli animali all’uomo

La diffusione delle zoonosi, ovvero delle malattie infettive degli animali trasmissibili all’uomo, non è un fenomeno recente.
Il mobillo, il vaiolo, la peste bubbonica ma anche il più comune raffreddore o influenza, sono virus che sono nati come zoonosi.
Il fattore che più contribuisce all’aumento delle nuove zoonosi nella popolazione umana, è il contatto sempre più costante e continuo dell’uomo con forme di vita selvatiche. A supporto di questa tesi, molti studiosi e scienziati che sostengono che l’ultima pandemia in ordine cronologico, il Covid-19, sia stata portata da animali selvatici come il pangolino o il pipistrello. Se il pipistrello è un animale che tutti abbiamo nel nostro immaginario comune, il pangolino per molti è essere vivente del tutto sconosciuto.
Infatti il pangolino è un insettivoro con il corpo ricoperto di scaglie simili ad una corazza di samurai che vive nelle foreste asiatiche ed è una delle specie a rischio di estinzione per via del bracconaggio e del commercio illegale delle carni di questo animale.

Deforestazione e cambiamenti climatici: la causa che avvicina gli animali selvatici all’uomo

Per quale motivo l’essere umano in questi anni è venuto così tanto a contatto con la fauna selvatica?
Le cause possono essere molteplici, ma tra le principali c’è sicuramente la necessità di abbattere le grandi foreste in Asia, in Sud America e in Africa per produrre legna e avere terreno fertile per le coltivazioni intensive di alcuni tipi di alimenti molto richiesti dalle industrie alimentari, come l’olio di palma, e gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici che hanno portato a disastri ambientali, come l’ultimo incendio in Australia o l’inquinamento atmosferico delle grandi metropoli mondiali.
Un altro importante motivo è legato alla crescente richiesta di terreno per gli allevamenti intesivi del bestiame necessario all’industria della carne. La popolazione mondiale negli ultimi decenni ha continuato a crescere in modo esponenziale e il consumo di carne, di tutte le tipologie ha raggiunto livelli mai visti.

consumo di carne

Argentina, Brasile, Stati Uniti e Australia sono tra i paesi che consumano cane bovina in maniera maggiore, mentre Cina, India e altri paesi asiatici consumano maggiormente pollame e maiale. La tipologia di carne consumata dai diversi paesi, non è un dettaglio. Per gli allevamenti intensivi di bovini infatti, la quantità di terreno necessario è enormemente maggiore rispetto alle coltivazioni di polli o maiali.

 

Alimentazione: non è solo questione di stile di vita

La tradizione culinaria e le abitudini alimentari di un paese non sono dettati solamente da risorse e stili di vita.
Se pensiamo che nel nostro paese, uno degli effetti della ripresa economica del secondo dopo guerra è stato l’aumento del consumo di carne (soprattutto di quella bovina) capiamo che il binomio benessere economico-alimentazione è profondamente radicato nella nostra cultura. Più cose possiamo mettere in tavola, più carne possiamo permetterci di comprare. Più siamo ricchi e più siamo ben visti agli occhi degli altri. E così via.

E se vi state chiedendo come mai alcuni paesi non consumano grosse quantità di carne suina la risposta è semplice: non hanno la possibilità di comprarla e non hanno le risorse sufficienti per produrla, ma una cosa è certa: vorrebbero averle, per assomigliare ai paesi industrializzati, quelli in cui si sta bene e dove c’è ricchezza.

Questo ragionamento antropologico non è banale e porta alla luce tante concause che hanno portato alla situazione in cui siamo ora. E se è vero che il pangolino sembra essere diventato oggetto del commercio illegale per via dei suoi anti-scientifici poteri afrodisiaci ed è quindi diventato il simbolo di una cultura lontana e distante dalla nostra, non dobbiamo fare l’errore di giustificare tutto il resto.

 

Perdita di biodiversità e bushmeat: un binomio letale

Oltre a mettere in relazione gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico con la comparsa delle nuove epidemie, il rapporto del WWF parla anche di altri due importanti fenomeni che sono alle origini della diffusione del Covid-19 nel Mondo.

Il primo è la perdita della biodiversità. Non è la prima volta che ambientalisti di tutto il mondo parlano di protezione della biodiversità del nostro Pineta (non a caso questo fu il tema di Expo 2015) e molte sono le notizie che ci sono giunte in tal senso, in particolare riguardanti le api, da cui dipende l’impollinazione di 71 delle 100 colture più importanti al mondo.

La perdita di biodiversità è strettamente correlata al fenomeno della deforestazione.
Nel 2019 sono state distrutte gran parte dell’Amazzonia e delle foreste dell’Africa e nel 2020 gli incendi in Australia hanno fatto il resto, mettendo a rischio d’estinzione tante specie animali, tra cui il tanto amato Koala.

Nelle foreste selvagge del nostro Pianeta, oltre agli animali, vivono moltissime specie di parassiti, virus e batteri che non sono conosciuti dalla scienza e che solo lì trovano le condizioni e gli equilibri ideali per vivere.
Se poi, oltre a distruggere i loro habitat naturali, li facciamo venire a contatto con altri animali che non avrebbero dovuto trovarsi lì (come nel caso degli allevamenti intensivi) in gioco è fatto.

Ultimo, ma non meno importante, è l’aspetto relativo all’usanza di cacciare e cibarsi di carni di animali selvatici.
Questo non è solo il caso del tanto odiato pangolino, ma di tutte quelle specie che abitano le foreste del nostro Pianeta.
Caccia e commercio di fauna selvatica, espongono l’uomo al contatto con virus e altri agenti patogeni sconosciuti di cui l’animale colpito può essere portatore.

Conclusioni

Mai come in questo momento storico, è diventato essenziale porci le domande giuste e trovare le risposte necessarie per tutelarci non solo da quello che sta avvenendo oggi, ma da quello che potrebbe succedere domani.
La natura ci sta dicendo, ancora una volta, che dobbiamo smettere di sfruttarla e che dobbiamo trovare un modo nuovo e diverso di evolverci, se non vogliamo perdere tutto quello che abbiamo conquistato fino ad ora: la possibilità di respirare l’aria frizzante e pulita del mattino, la gioia di godere del sole dell’estate e delle nevi invernali, il piacere di mangiare i frutti della Terra e la libertà di viaggiare per vedere con i nostri occhi l’incredibile bellezza del nostro Pianeta.

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