Barriera corallina: tutti i segreti nascosti in fondo al mare

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Barriera corallina: tutto ciò che c’è da sapere sugli organismi colorati che popolano gli oceani

Le barriere coralline sono uno dei fenomeni più maestosi e meravigliosi degli oceani, ma gli animali che formano questi ambienti nascondo segreti e curiosità che vale la pena conoscere.

La barriera corallina è una delle meraviglie più misteriose dei fondali marini: formata da centinaia di organismi, tanto semplici quanto diversificati tra loro, questo organismo ospita circa un terzo delle forme di vita che popolano gli oceani.

I primi antenati dei coralli sono comparsi più di 500 anni fa e tutt’oggi sono alla base della biodiversità marina. I coralli appartengono tutti al genere Cnidaria (proprio come meduse e anemoni) e alla classe Anthozoa. Questi organismi si suddividono in due grandi categorie:

  • Hexacorallia: coralli duri all’interno dei quali è presente lo scheletro rigido minerale;
  • Octocorallia: coralli molli all’interno dei quali non è presente lo scheletro rigido minerale.

A causa della vasta diversità e delle numerose forme differenti, molto spesso si tende ad identificare i coralli come vegetali: in realtà si tratta di veri e propri organismi animali molto simili a piccoli polipi che popolano il mare vivendo in colonie.

Scopriamo insieme come vivono i coralli della barriera corallina e quali sono i segreti che nascondono.

 

Come vivono i coralli: simbiosi con le alghe e lotta per la sopravvivenza

Essendo organismi animali, anche i coralli hanno bisogno di nutrirsi. Ma, di cosa si nutre un corallo? In realtà esiste uno specifico processo che consente ad una barriera corallina di nutrirsi: si tratta di un processo che si basa sugli cnidociti, delle specifiche cellule dotate di liquido urticante presenti sui piccoli tentacoli dei polipi. Quando una preda si avvicina alla barriera, il liquido viene rilasciato per catturare i microrganismi di cui si nutrono i coralli.

Ma, il vero segreto di sopravvivenza dei coralli è legato al rapporto speciale che questi organismi instaurano con le alghe unicellulari zooxantelle. Infatti, queste alghe possiedono specifici pigmenti che, oltre a donare i colori accesi ai coralli, sono in grado di effettuare la fotosintesi.

Barriere coralline

Infatti, il corallo non identifica queste alghe come pericolose e le assimila nei propri tessuti più esposti al sole per permettere loro di sfruttare al meglio le radiazioni solari. È così che tra zooxantelle e coralli si instaura un vero e proprio rapporto di simbiosi mutualistica, ovvero un rapporto in grado di portare beneficio a entrambi gli organismi:

  • Le alghe garantiscono al corallo il colore, l’ossigeno e i substrati energetici di cui ha bisogno (spesso circa il 90% del fabbisogno energetico del corallo è garantito da queste alghe);
  • I coralli proteggono le zooxantelle dai predatori utilizzando il proprio filtro urticante difensivo.

Inoltre, ogni corallo ha bisogno del proprio spazio per poter crescere rigogliosamente. In realtà, i coralli affrontano quotidianamente una lotta per mantenere la propria posizione: infatti, per poter vivere in modo ideale il corallo ha bisogno di spazio e luce. Le colonie di coralli combattono costantemente tra loro per ottenere spazio e utilizzano le proprie armi urticanti direttamente contro altri coralli.

Per difendere la propria posizione producono muco e tossine: basti pensare che, secondo Science molti coralli, quando vengono attaccati dalle alghe, rilasciano sostanze in grado di attirare pesci che in soli tre giorni possono eliminare circa il 30% dell’alga. In questo modo, utilizzando i pesci come alleati, il corallo preserva la propria posizione e la propria stabilità.

 

Barriere coralline e climate change: il fenomeno del bleaching

Il rapporto che si instaura tra zooxantelle e scogliere coralline è particolarmente delicato: infatti, queste alghe sono molto sensibili ai cambiamenti climatici, all’alterazione delle temperature e alla modificazione della quantità di luce filtrata dall’oceano.

È proprio a causa dei cambiamenti climatici e dell’acidificazione degli oceani che si verifica il fenomeno del bleaching. Il termine bleaching significa letteralmente “sbiancamento” e descrive perfettamente la moria di massa che dal 1998 sta colpendo gran parte delle barriere coralline.

Sbiancamento dei coralli

Infatti, con l’aumento della temperatura dell’acqua (anche solo di 1° o 2°), le colonie coralline subiscono un brusco cambiamento e l’attività delle zooxantelle diminuisce. Di seguito, le alghe vengono espulse dal corallo e lasciano l’organismo privo di colore e nutrimento energetico.

Il primo effetto visibile di questo fenomeno è lo sbiancamento della colonia che lascia scoperto lo scheletro minerale e diviene progressivamente più esposta e sensibile a numerose patologie. Il primo fenomeno di bleaching si è verificato nel 1998, seguito da quelli del 2002 e da quelli – purtroppo – attuali causati dall’azione dell’uomo sul clima del nostro Pianeta.

 

Tutte le potenzialità nascoste dei coralli: nuove speranze in campo medico 

Non tutti sanno che il sistema immunitario dei coralli è oggetto di numerose ricerche in ambito medico che fino ad oggi hanno permesso di conoscere e studiare più di venti molecole potenzialmente utilizzabili anche nella medicina umana.

Ecco alcuni esempi:

  • Tre molecole isolate da una specie di corallo dei Caraibi (Eunicea Fusca) hanno mostrato proprietà antinfiammatorie superiori a quelle di molte sostanze utilizzate abitualmente;
  • Il corallo Sinularia Querciformis produce una molecola potenzialmente utile per la cura dell’artrite reumatoide;
  • Lo scheletro minerario dei coralli duri contiene due sostanze (aragonite e calcite) potenzialmente utili per la riparazione di fratture e malformazioni a livello dentale;
  • I coralli molli Sinularia e Sarcopython hanno mostrato in laboratorio la capacità di distruggere attraverso alcune molecole alcune forme neoplastiche.
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