il buco nell'ozono si sta restringendo

Il buco nell’ozono si sta restringendo

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Il buco nell’ozono è diminuito di 4 milioni di metri quadrati negli ultimi 16 anni, un traguardo raggiunto anche grazie alle politiche a favore dell’ambiente e della battaglia contro il riscaldamento globale.

Questa la conclusione di uno studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit) pubblicato sulla rivista Science. Stanno quindi avendo effetto, dopo molti anni, le misure adottate con il Protocollo di Montreal, l’accordo firmato nel 1987 per la riduzione delle sostanze che minacciano lo strato di ozono, in particolar modo sopra l’Antartide, come i clorofluorocarburi (Cfc): questi composti chimici che erano infatti utilizzati indiscriminatamente nei processi di lavaggio a secco, nei frigoriferi, nelle lacche per capelli e più in generale nelle bombolette spray.

 

Dopo molti anni, i primi riscontri positivi

Scoperto negli anni ’50, quando nell’atmosfera a circa 25 chilometri di altezza venne individuata una fascia di tale gas, il buco nell’ozono dagli anni ’80 è tenuto sotto controllo, soprattutto ai Poli dove il fenomeno è più presente: i nuovi rilevamenti indicano che sono stati recuperati ben 4 milioni di chilometri quadrati, un’estensione pari a quasi metà Europa.

Ma l’azione dell’uomo non è purtroppo sufficiente, anche se necessaria. Fenomeni naturali influiscono negativamente sullo strato di ozono: le eruzioni vulcaniche che si sono verificate con maggiore frequenza negli ultimi tempi in Sud america hanno controbilanciato gli effetti benefici di una maggior attenzione al problema da parte dell’uomo. Particolarmente dannosa è stata quella del Calbuco, il 22 aprile 2015, che ha sprigionato una fitta colonna di cenere e fumo nei cieli del Sud de Cile.

Nel 2015, infatti, si era registrato un netto aumento della superficie del buco dell’ozono, come viene illustrato nel seguente video:

Ripercussioni negative sulla salute

Che il processo si sia arrestato e abbia preso la direzione giusta è sicuramente un’ottima notizia per il nostro pianeta e per l’uomo. Il buco dell’ozono protegge flora e fauna dai raggi ultravioletti del Sole, responsabili di molte patologie molto dannose tra cui melanomi, carcinomi e tumori alla pelle, altamente a rischio se raggiunta senza filtri dai raggi UV, in quanto si ha una mutazione nel DNA delle cellule epiteliali che così “si ammalano”.

Se lo strato di ozono è più sottile, aumenta la quantità di radiazioni che raggiungono la superficie terrestre: in dosi massicce esse sono dannose, nell’uomo e negli animali, per il sistema immunitario e per gli occhi: in Patagonia e Nuova Zelanda sono sempre più frequenti i casi di cecità tra le greggi di pecore. Nelle piante, invece, si è registrata un’inibizione della fotosintesi clorofilliana, un processo chimico fondamentale per la vita sulla Terra.

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