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Covid, ambiente e inquinamento atmosferico oggi: l’effetto del lockdown visto dall’alto

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Inquinamento atmosferico oggi: cos’è cambiato con il Covid-19

Oggi, l’inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali minacce per la salute dell’ambiente e delle persone. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano che nove persone su dieci sono esposte a livelli troppo alti di inquinamento da particolato e ozono e circa il 90% della popolazione mondiale vive in luoghi dove i livelli di qualità dell’aria non rispettano i limiti stabiliti dall’OMS.

Inoltre, uno degli ultimi report del WWF spiega come le attività umane e i cambiamenti climatici alterino in maniera significativa gli ecosistemi naturali tanto da modificare gli equilibri del pianeta Terra e segnare la nascita di una nuova epoca geologica chiamata Antropocene.

L’attuale emergenza da Covid-19 ci invita a riflettere sulla questione ambientale riportando a galla tematiche che già nel 2007 il giornalista Alan Weisman ha affrontato nel libro Il mondo senza di noi”, nel quale l’autore racconta cosa accadrebbe all’ambiente naturale e artificiale se l’uomo scomparisse all’improvviso dalla faccia della Terra.

Infatti, lo scoppio e la rapida diffusione della pandemia da Covid-19, oltre a modificare le nostre abitudini quotidiane e a limitare gli spostamenti, ha fatto registrare un calo delle emissioni di gas serra e ha ridotto notevolmente il consumo nella maggior parte dei settori di produzione.

Durante le settimane di lockdown, infatti, l’inquinamento atmosferico è diminuito di un terzo e la qualità dell’acqua e dell’aria è migliorata di oltre il 40%. E mentre le persone, in ogni angolo del mondo, sono state costrette a fermarsi a causa delle restrizioni imposte dai Governi per fronteggiare la crisi da Coronavirus, la natura si è riappropriata dei suoi spazi.

Il risultato? Acque trasparenti, cieli limpidi, una vegetazione che cresce tra mattoni di cemento e sempre più animali che si sono spinti verso i centri abitati come i cervi a spasso nei sobborghi di Londra, i procioni nel Central Park di New York, le anatre che passeggiano per le strade di Parigi o le capre che hanno invaso la località balneare di Llandudno in Galles.

A raccontare gli effetti prodotti dall’assenza della pressione esercitata dall’uomo sull’ambiente sono le immagini satellitari del progetto Earth Data Covid-19 a cui hanno partecipato sette istituzioni internazionali tra cui la NAS e l’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

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(Fonte: Earthdata Nasa)

 

I dati del progetto Earth Data Covid-19: gli effetti della pandemia sull’inquinamento atmosferico oggi

Mentre le comunità di tutto il mondo cambiavano il loro comportamento in risposta alla diffusione del virus Covid-19, i satelliti della NASA hanno osservato i cambiamenti nell’ambiente.

È nato così Earth Data Covid-19, un termometro che misura la risposta del mondo all’epidemia da Coronavirus. Il progetto, attraverso le immagini raccolte dai satelliti NASA, ci aiuta a capire come la riduzione delle emissioni di combustibili fossili ha influenzato la qualità dell’aria, della terra e dell’acqua e quali conseguenze hanno avuto sull’ambiente le restrizioni adottate dai Paesi per contrastare la crisi sanitaria.

Ad oggi, le città prese in esame sono San Francisco, New York, Tokyo, i porti di Dunkirk e Ghent, Los Angeles, Togo e Pechino mentre gli indicatori chiave, utili a tracciare e confrontare i cambiamenti nel tempo, sono la qualità dell’acqua, le luci notturne, l’anidride carbonica (CO2), il biossido di azoto (NO2) e le attività delle navi nei porti principali.

Ecco che cosa è emerso dai risultati presentati dall’American Geophysical Union:

  • Stati Uniti nord-orientali: riduzioni del 30% delle emissioni di biossido di azoto e anidride carbonica nella maggior parte delle principali aree metropolitane tra cui New York;
  • India: le attività industriali, inclusa l’estrazione e la frantumazione di pietre per il settore delle costruzioni, hanno subito un rallentamento a causa delle misure anti Covid-19 e subito dopo le misurazioni dell’aria e i dati all’infrarosso dei satelliti Landsat hanno mostrato che i livelli di inquinamento sono diminuiti di circa un terzo rispetto al periodo pre-pandemico;
  • Pechino: è stata registrata una drastica diminuzione dei livelli di biossido di azoto dopo che le autorità cinesi hanno disposto la sospensione dei viaggi e la chiusura delle attività alla fine di gennaio 2020. Il mese successivo le concentrazioni sono calate di quasi il 30% rispetto alla media quinquennale precedente;
  • San Francisco: la California è stato uno dei primi Stati ad attuare le restrizioni COVID-19. A marzo 2020, il traffico nella Bay Area è diminuito del 70% ed è stata registrata una diminuzione del 30% del particolato fine e dell’inquinamento da ozono.

Conclusioni: come sta cambiando l’inquinamento atmosferico oggi?

Durante le settimane di quarantena, mentre le strade si svuotavano e il mondo era chiuso in casa, le città hanno registrato drastiche riduzioni delle emissioni di combustibili fossili legate ai trasporti e il pianeta Terra è tornato a respirare.

Se da un lato l’emergenza sanitaria ci ha costretti a cambiare le nostre abitudini quotidiane, dall’altro ha riportato la tematica ambientale al centro del dibattito offrendoci l’opportunità di riflettere sulla necessità di un cambiamento che non è così impossibile.

Ridurre l’emissione di sostanze inquinanti, rivoluzionare le nostre abitudini nel pieno rispetto dell’ambiente, riorganizzare i modelli di sviluppo, contrastare i cambiamenti climatici e progettare un futuro sostenibile con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone sono obiettivi possibili che richiedono l’impegno di tutti.

Tuttavia, nonostante i dati raccolti dal progetto Earth Data Covid-19 mostrino quali sono stati i principali effetti della pandemia sull’ambiente, l’inquinamento atmosferico oggi segna un progressivo ritorno ai livelli pre-Covid.

Già lo scorso giugno il Guardian scriveva che la qualità dell’aria sta diminuendo con l’allentamento delle misure restrittive e in Cina, il primo paese a sperimentare il lockdown, le concentrazioni di particelle sottili (PM2,5) e di biossido di azoto (NO2) sono ora agli stessi livelli pre-pandemia.

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