Vegetariani: un mercato in crescita

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Una volta sì che era dura essere vegetariani. A pranzo dai parenti, la zia ti guardava delusa e diceva: “Ah, non mangi carne… allora ti faccio il pollo”. Il medico di famiglia ti diagnosticava un’imminente anemia. E quando, a pranzo con i colleghi, eri costretto a fare coming out (“…no, la tartare no, sono vegetariano!”), arrivavano persino a sospettarti di insoliti orientamenti sessuali. Era il minimo che ti potesse accadere.

Ma il momento peggiore era quello della spesa: quali erano le alternative alle “nobili” proteine della carne di manzo (cavallo, agnello, maiale)? Fagioli borlotti in liquido di governo? Taleggio? Uova sode? Si prospettava una dieta monotona e forse flatulenta.

Cosa è cambiato

Oggi è diverso, sono cambiati gli orientamenti culturali, c’è più informazione, i vegetariani sono agguerriti e fanno massa critica. Secondo i dati raccolti dalla federazione di organizzazioni ambientaliste Friends of the Earth, nel mondo sono 375 milioni, il 5% della popolazione. In Italia il dato è anche migliore: l’Eurispes ne conta 4,2 milioni, corrispondenti al 7% della popolazione. L’industria alimentare si è accorta da tempo di loro e li tratta da clienti privilegiati: si tratta infatti di consumatori di profilo socio-economico medio-alto. Gente informata, sensibile alla qualità, con buona propensione alla spesa.

Culturalmente, il vegetariano è curioso e attento alle novità sul mercato, è terreno fertile per tutte le nuove parole d’ordine che nel campo dell’alimentazione naturale si moltiplicano: negli anni ha imparato a utilizzare termini come “chilometro zero”, “impronta carbonica”, “agricoltura biodinamica”, “raw food”. Sa dirti a memoria il volume d’acqua necessario alla produzione di una bistecca e di una carota. Conosce la letteratura del settore: se è vegetariano salutista, è più ferrato di un oncologo; se lo è per motivi etici, sa tutto dei più crudeli metodi di allevamento e dei movimenti animalisti. Un cliente così, per il marketing dell’industria alimentare, è un problema e un’opportunità.

Come fare la spesa vegetariana

Far la spesa vegetariana oggi è facile, soprattutto nelle grandi città. E poiché il consumatore vegetariano è anche quello più propenso alla scelta biologica (di fatto si parla di dieta bio-veg), diventa facilmente cliente delle catene di supermercati bio, che in pochi anni sono cresciuti geometricamente: NaturaSì, del gruppo Ecor, ha aperto oltre cento punti vendita; il gruppo francese Bio ‘c Bon è sbarcato anche in Italia e inaugura vetrine ovunque; per non parlare del vastissimo directory di negozi indipendenti, vegetariani, vegani, equosolidali presenti in portali come veganhome.it; o dei siti di vendita online di prodotti cruelty free, come ivegan.it o bio-salute.it. Il bio-veg rappresenta un settore che in Italia fattura circa due miliardi di euro sul mercato interno e tre miliardi sull’esportazione.

Dunque, la zia non venga più a dirci: “…allora ti faccio il pollo”. Non ne ha più il diritto. Perché lo scaffale di chi ha fatto coming out oggi è ricchissimo. Fin troppo.

Immagine di apertura: © Agencyby | Dreamstime.com

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