olio di palma e salute perché fa male

Olio di palma fa male alla salute ed è cancerogeno

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Non ci sono più dubbi: l’olio di palma fa male alla salute, è cancerogeno e favorisce l’insorgere del diabete e dell’obesità, soprattutto nei bambini.

A dirlo è l’Efsa, autorità europea per la sicurezza alimentare, che nei giorni scorsi ha pubblicato un fitto dossier relativo ad alcune sostanze che si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare durante le raffinazioni degli oli vegetali ad alte temperature, tra cui l’olio di palma.

Le sostanze in questione sono i glicidil esteri degli acidi grassi (GE),3-monocloropropandiolo (3-MCPD), 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi. Sostanze presenti in diversi oli e grassi, ma in modo particolare nell’olio e nel grasso da palma che ora finisce nuovamente sotto accusa.

Se sulla questione ambientale il dibattito sulla possibilità di un “olio di palma sostenibile” è ancora aperto, non si può dire lo stesso per quanto riguarda la questione alimentare.
Sembra infatti che i valori più alti delle sostanze tossiche analizzati dall’Efsa, siano stati rintracciati negli oli e grassi di palma (mediamente almeno 5 volte superiori a quelli presenti in altri oli), ecco perché l’olio di palma fa più male rispetto agli altri olii.

Anche se solo il 21% del totale della produzione di olio di palma viene impiegato nel settore alimentare, mentre il restante 79%  è impiegato nel settore industriale (bioenergetico, oleochimico, zootecnico, farmaceutico e cosmetico) il problema non è da poco, visto che “I contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, danno adito a potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovanile e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età” spiegano gli esperti dell’Efsa che classificano i GE (Glicidil esteri degli acidi grassi) come un potenziale problema di salute pubblica.

Helle Knutsen, presidente del gruppo di esperti, ha aggiunto: “Ci sono evidenze sufficienti che il glicidolo sia genotossico e cancerogeno, pertanto il gruppo CONTAM non ha stabilito un livello di sicurezza per i GE”.

L’olio di palma fa male soprattutto ai bambini, come si legge nel comunicato: “L’esposizione ai GE dei bambini che consumino esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte quella che sarebbero considerata di lieve preoccupazione per la salute pubblica”.

Olio di palma, è veramente sostenibile?

Questo significa che dovremo progressivamente eliminare dalla nostra dieta tutti quegli alimenti che contengono olio di palma, sostituendoli con altri.
Ma il problema è che gli alimenti di produzione industriale che non contengono olio di palma, sembrano essere ancora pochissimi.
Sotto il nome di “olio vegetale” in etichetta, lo troviamo infatti nei biscotti, snack, merendine e in tutti i comuni prodotti da forno, sia dolci che salati; nei gelati, nelle basi fresche o surgelate per la preparazione di pizze e focacce, nei prodotti per la prima infanzia: dal latte di proseguimento ai biscotti da sciogliere nel biberon.

Un elenco lunghissimo, che è diventato tale grazie alle proprietà dell’olio di palma tra cui:

  • un’elevata stabilità nel tempo (prolunga la durata del prodotto senza irrancidire;
  • sapore e odore neutri, garantendo che le caratteristiche organolettiche del cibo restino inalterate;
  • la sua versatilità lo rende ideale per tutte quegli alimenti che necessitano di cremosità, croccantezza e friabilità;
  • un ottimo rapporto qualità-prezzo e il suo basso costo non è dovuto alla qualità scadente ma è riconducibile all’elevata resa della coltura da cui deriva;
  • si conserva bene anche ad alte temperature.

Perché l’olio di palma fa male

Per capire perché l’olio di palma fa male alla nostra salute, occorre capirne il processo produttivo. Appena estratto per pressione, l’olio di palma grezzo è ricco di antiossidanti e carotenoidi: beta-carotene, vitamine e sostanze in grado di modulare numerose attività biologiche come quella antibatterica. Tutte queste sostanze positive per il nostro organismo, vanno però perse quasi del tutto durante il processo di lavorazione e raffinazione dell’olio di palma, come accade anche per tutti gli altri semi.

olio di palma come si produce

Proprio per ottenere le proprietà sopra elencate, occorre raffinare il red palm oil in un prodotto neutro, incolore e insapore e suddiviso in frazioni, a seconda della sua funzione di utilizzo futura. Il red palm oil grezzo, rosso, denso e pastoso è commercializzato soprattutto in Oriente, dove viene utilizzato come normale grasso da cottura e condimento.
Da noi invece è utilizzato quello raffinato e frazionato, che ha il suo mercato principale nelle friggitorie e nella preparazione di prodotti alimentari sopra citati. Ed è proprio durante questo processo di raffinazione e frazionamento che vengono individuati e selezionati i grassi saturi “su misura” per ogni prodotto che si intende creare, ma anche, come abbiamo visto, dannosi per la salute.

Grassi saturi, insaturi e “trans”

A questo punto è doveroso dire che in una dieta bilanciata abbiamo bisogno di assumere un certo quantitativo di grassi, non solo perché sono un’importante fonte di energia, ma anche perché aiutano l’assorbimento delle vitamine A, D,E, K. Ricordiamoci anche che il grasso del latte, il primo che assumiamo nella nostra vita, è costituito per 2/3 da acidi grassi saturi.Ma che cosa sono gli acidi grassi saturi?

La differenza tra saturi e insaturi sta nella loro struttura chimica: i primi sono costituiti da una catena di atomi di carbonio uniti tra loro da un solo legame semplice; i secondi invece si caratterizzano per la presenza di uno o più doppi legami.
Ogni grasso contiene una miscela di diversi acidi grassi saturi e insaturi, più è forte la presenza di grassi saturi, più la consistenza del grasso stesso sarà solida a temperatura ambiente, come per i grassi di origine animale; meno grassi saturi ci saranno, più la consistenza sarà liquida e simile agli oli di origine vegetale. Nell’olio di palma sono presenti gli stessi tipi di grassi saturi del burro, tra cui il laurico, il miristico e il palmitico ritenuti responsabili dei danni sul sistema cardiovascolare.

Ma anche nei grassi insaturi di origine vegetale si nasconde un’insidia per la nostra salute. Prima dell’introduzione dell’olio di palma infatti, il principale grasso utilizzato nel settore alimentare era la margarina, di origine vegetale.
Purtroppo però studi scientifici hanno riscontrato la presenza di grassi chiamati “trans” che si creavano durante il processo di idrogenazione delle molecole dei grassi insaturi: gli olii vegetali venivano infatti risaturati per diventare da liquidi a solidi. La dannosità di questi grassi sul sistema cardiovascolare è molto maggiore rispetto ai grassi saturi dell’olio di palma: una volta assunti infatti sono difficilmente metabolizzabili dall’organismo e favoriscono la comparsa di placche nelle arterie e di conseguenza, l’aterosclerosi.

Discorso un po’ diverso per i 3-MCPD e i 2-MCPD annoverati tra le sostanze tossiche presenti nell’olio di palma. Per il primo l’Efsa ha fissato una dose giornaliera tollerabile (Dgt) di 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, specificando che questa dose risulta superata nelle prime fasce d’età, costituendo un potenziale rischio per la salute dal momento che la sostanza è stata collegata a un danno d’organo nei test sugli animali. Per il 2-MCPD, invece, “le informazioni tossicologiche sono tuttavia troppo limitate per stabilire un livello di sicurezza per 2-MCPD”. Tra i cibi, diversi dagli oli e grassi, i più alti livelli delle sostanze sono invece state rinvenuti nelle patatine, nei rustici (Hot Surface Cooked Pastries) e nei biscotti.

patatine contengono olio di palma

Coop elimina l’olio di palma da tutti i suoi prodotti

Che l’olio di palma fa male non è più un segreto, e così alcune tra le più grandi catene alimentari, in seguito alla pubblicazione del dossier Efsa, hanno già provveduto all’eliminazione dell’olio di palma dai loro prodotti. Tra queste la Coop, alla luce anche della richiesta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin di un approfondimento urgente al commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis, ha deciso di procedere in base al “principio di precauzione”.

Centoventi sono gli alimenti interessati dalla novità, e l’olio di palma che fa male sarà sostituito da extravergine di oliva o olii monosemi se segue quanto aveva già fatto con un centinaio di “prodotti delle linee destinati ai bambini ‘Crescendo’ e ‘Club 4-10’, così come i prodotti della linea ‘Viviverde’ e la crema spalmabile Solidal Coop”, ha scritto l’azienda in una nota. La rivoluzione sarà pienamente operativa nel giro di alcuni mesi. Per questo, fa sapere ancora Coop, “ci scusiamo con i clienti e i soci per le mancanze temporanee di alcuni prodotti nei nostri punti di vendita”.

Ma ecco che, come abbiamo visto, la sostituzione dell’olio di palma che fa male con oli vegetali monosemi non è la soluzione migliore, dal momento che questi ultimi possono contenere terribili grassi “trans”.

La soluzione quindi, nell’attesa di trovare un valido sostituto all’olio di palma, sta in una corretta ed equilibrata dieta alimentare, non focalizzata su un singolo ingrediente, ma sull’equilibrio generale del proprio stile di vita evitando lo spreco alimentare dei prodotti che acquistiamo.

 

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