Cause e soluzioni al problema dei pomodori bacati

Pomodori bacati? Ormoni e non pesticidi

Biologico e Biodinamico, Curiosità
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Distributori di feromoni nelle coltivazioni per ridurre notevolmente il numero di accoppiamenti delle larve della tignola.

È questa l’ultima trovata scientifica per far sopravvivere piante e frutti, anche quelli di colture biologiche.

Le larve della tignola, insetti microscopici pressoché invisibili a occhio nudo, attaccano le fibre dei pomodori arrecando ingenti danni alle colture di questo ortaggio diffuso in gran parte dell’Italia e alimento base della dieta mediterranea. Per diminuire il numero di queste bestiole e di pomodori bacati, niente pesticidi né antiparassitari dannosi per l’ambiente, ai quali peraltro le larve hanno dimostrato un’eccellente resistenza. L’unico antidoto è ricorrere alla confusione sessuale, mediante un metodo – economico e sostenibile – che può essere impiegato anche nelle coltivazioni biologiche e nei piccoli appezzamenti, con budget limitati, quali gli orti familiari sempre più diffusi fuori e dentro le nostre case.

 

I maschi finiscono in trappola

Si tratta di allestire dei distributori di feromoni – appesi alle strutture che sorreggono i filari, quindi nelle immediate vicinanze delle piante – che svolgono la funzione di vere e proprie trappole, nelle quali cadono gli adulti maschi che così non si riproducono, allontanati con un subdolo quanto semplice inganno dagli esemplari femmine. I feromoni sono delle sostanze biochimiche volatili secrete dagli organismi viventi – anche dall’uomo – per inviare segnali e messaggi a organismi della stessa specie, che quindi cambiano comportamento e modalità di interazione. Nei rapporti interpersonali di ogni giorno svolgono un compito insospettabilmente importante quanto “invisibile”, attraverso una comunicazione olfattiva che funziona su larga scala, in tutto il regno animale: ricerca del partner, riconoscimento genitori-figli nelle comunità molto numerose (pensiamo alle colonie di pinguini), segnalazione di pericoli esterni.

Il pericolo per le coltivazioni

La tignola attacca anche altre piante, come la melanzana o il peperone, che incontra nei dintorni e, non avendo competitori in natura ed essendosi perfettamente adattata al clima del nostro paese, è potenzialmente molto pericolosa. Originaria dell’America meridionale, è arrivata in Italia nel 2008 (all’inizio in Calabria per poi diffondersi in quasi tutte le regioni) passando attraverso la Spagna. La femmina è in grado di deporre, all’incirca una volta al mese, sino a 200 uova. Esse dopo qualche giorno penetrano sotto la buccia dei frutti scavando delle lunghe e strette gallerie in profondità, prima di lasciare lo stato larvale, trasformarsi in crisalide e diventare delle piccole farfalle lunghe 5 millimetri. Ecco perché vediamo i pomodori bacati. Ma questi piccoli insetti minano anche le foglie e gli steli, causando infezioni che conducono alla morte della pianta e alla perdita di buona parte del raccolto.

Immagine di apertura: © Izanbar | Dreamstime.com

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