Purificatori aria: funzionano davvero contro lo smog?

Purificatori aria: funzionano davvero contro lo smog?

Dopo gli ultimi, allarmanti dati sullo stato dell’inquinamento nelle principali città italiane, le vendite di purificatori per l’aria hanno registrato un consistente aumento. Ma si tratta di elettrodomestici davvero efficaci nel ridurre l’inquinamento indoor? Scopriamolo insieme e vediamo quali sono i migliori purificatori d’aria, a seconda delle nostre esigenze specifiche.

I livelli delle polveri sottili presenti nell’aria che respiriamo ogni giorno -e in particolare delle PM10 e PM2,5 (ovvero microparticelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale, rispettivamente, ai 10 μme ai 2.5 μm)- hanno raggiunto livelli allarmanti negli ultimi mesi, soprattutto nelle vicinanze delle grandi città del Nord Italia e della Pianura Padana. D’altronde, si tratta di zone che da anni, per lo sfortunato intreccio di diverse variabili, non brillano certamente per qualità dell’aria. Prendiamo per esempio Milano, una delle città più inquinate d’Europa (e, secondo alcuni, del mondo).

Tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico che affligge la zona troviamo non solo le elevate emissioni industriali, in primis derivanti dai grandi allevamenti intensivi presenti nella vicina Pianura, ma anche gli inquinanti emessi dai sistemi di riscaldamento domestico e dagli scarichi delle centinaia di migliaia di veicoli che ogni giorno circolano entro la cinta cittadina. A questi si aggiunge poi la singolare conformazione geografica del territorio, racchiuso all’interno di Alpi e Appennini, che ostacolano la circolazione e il ricambio dell’aria, contribuendo alla concentrazione di particelle dannose nell’ambiente.

Oltre a causare una grande varietà di danni all’ambiente e agli ecosistemi naturali (tra cui l’impoverimento del suolo, il danneggiamento della vegetazione in fase di crescita, e la riduzione della capacità delle piante di produrre e immagazzinare nutrienti, tutte problematiche che, a lungo andare, possono mettere a repentaglio la nostra sicurezza alimentare), gli agenti inquinanti presenti nell’aria pongono seri rischi anche alla salute umana e, più in generale, al benessere delle comunità urbane.

L’esposizione cronica a elevati quantitativi di smog ha infatti importanti ripercussioni non soltanto sull’apparato respiratorio (con disturbi quali tosse, asma, polmoniti, infiammazione ai bronchi e, nei casi più gravi, addirittura tumori), ma può anche coinvolgere l’apparato cardio-circolatorio, con un incremento di casi di ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari correlate, quali infarti e ictus.

Disturbi che possono colpire in maniera indiscriminata, nonostante la maggiore incidenza in persone anziane o con problematiche di salute pregresse. Basti pensare che molteplici report dell’Onu e dell’Oms hanno rivelato come, a livello mondiale, l’inquinamento sia tra i principali responsabili di morte prematura, superando addirittura il fumo delle sigarette.

Insomma, nessuno è davvero immune agli effetti legati a una cattiva qualità dell’aria, che sempre più spesso è ormai diventata una costante più che un’eccezione. Se la raccomandazione generale è quella di restare in casa e non fare sport all’aperto quando i livelli di PM2,5 (particelle dalle dimensioni abbastanza ridotte da entrare in circolo nel flusso sanguigno, e da qui potenzialmente portare potenzialmente alla varietà di sintomi descritti sopra) superano una certa soglia – cosa spesso non possibile, e nemmeno auspicabile – in molti si stanno chiedendo se gli ambienti interni siano davvero protetti dall’esposizione a questi pericolosi agenti inquinanti.

Inquinamento indoor: quali sono i principali agenti inquinanti?

Recenti studi, come quello promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno dimostrato che l’aria che respiriamo nei luoghi chiusi può essere fino a 5 volte più inquinata di quella outdoor. Un dato che, per quanto sconvolgente, non dovrebbe sorprendere più di tanto, soprattutto se si pensa che agli inquinanti presenti nell’aria urbana (polveri sottili, particolato, PM10 e PM2.5, biossido di azoto ecc.), che riescono a penetrare da infissi o, più semplicemente, quando teniamo le finestre aperte, vanno poi a sommarsi tutta una serie di agenti inquinanti che si originano proprio nell’ambiente domestico.

Tra questi, quelli contenuti in detersivi e prodotti per la pulizia, specie contenenti petrolati, tensioattivi e fosfati, in candele profumate e deodoranti per l’ambiente, ma anche l’anidride carbonica (CO₂) sprigionata da stufe e camini a legna o pellet, così come dagli impianti di condizionamento e dalle cucine a gas. Non meno rischiosi sono gli idrocarburi policiclici e i diversi COV (composti organici volatili) contenuti nel fumo delle sigarette, così come la formaldeide, spesso presente in pannelli fonoassorbenti, nella moquette e in diversi materiali di rivestimento, a cui si aggiungono spore e muffe di vario tipo.

Via via che la consapevolezza del fenomeno dell’inquinamento ambientale cresce, lo stesso fanno le vendite dei purificatori d’aria, di vario genere e fascia di prezzo, da posizionare in uffici e ambienti domestici. Ma servono davvero per combattere l’inquinamento indoor, sia questo causato da agenti esogeni o endogeni? Scopriamolo insieme.

Purificatori aria: cosa sono e come funzionano?

Se fino a qualche anno fa i purificatori d’aria erano particolarmente amati da persone con allergie ai pollini o alla polvere, i purificatori d’aria – ovvero elettrodomestici in grado di filtrano l’aria indoor da una grande varietà di sostanze inquinanti provenienti sia dall’esterno (come particelle organiche, acari della polvere e batteri) che dall’interno, senza dover aprire le finestre o senza che ci sia un effettivo ricambio d’aria – sono entrati a far parte dell’arredamento domestico di centinaia di migliaia di famiglie italiane, preoccupate dai crescenti livelli dell’inquinamento cittadino.

Alla base del funzionamento di questi elettrodomestici, generalmente di dimensioni contenute, tanto che in genere possono essere facilmente spostati da una stanza all’altra, troviamo diversi metodi di purificazione, che per comodità possono essere suddivisi nelle seguenti tipologie.

  • Filtraggio meccanico: il metodo più diffuso. Il purificatore aspira l’aria attraverso uno o più filtri a maglie strette, in grado di catturare le sostanze inquinanti. L’aria pulita viene quindi rimessa in circolazione nell’ambiente. Tra i filtri più efficaci troviamo quelli HEPA (High Efficiency Particulate Air), in grado di rimuovere efficacemente particelle sospese nell’aria come polvere, polline, peli di animali e muffe (la percentuale di sostanze inquinanti trattenute si aggira intorno al 99,995%). Alcuni filtri, come quelli a carboni attivi, sono altresì progettati per catturare gas e odori sgradevoli, inclusi quelli provenienti dalla cucina e il fumo di sigaretta.
  • Sterilizzazione termodinamica: i purificatori a sterilizzazione termodinamica sono dotati di piastre in ceramica microporosa che, quando riscaldate a 200° (o oltre), sono in grado di neutralizzare grazie al potere del calore polvere, batteri e altre particelle inquinanti organiche.
  • Filtrazione elettrostatica a polarizzazione attiva (o ionizzazione): esiste poi una categoria di purificatori il cui funzionamento è garantito da un processo di ionizzazione. Più nello specifico, l’elettrodomestico sfrutta gli ioni positivi per catturare le sostanze inquinanti (tra cui, ad esempio, batteri, virus e altri agenti patogeni) presenti nell’aria, che vengono poi attratte verso un’apposita piastra dotata di carica negativa, che può poi essere facilmente rimossa e pulita.
  • Ossidazione fotocatalitica: questo metodo coinvolge l’uso di una combinazione di luce UV e di un catalizzatore (solitamente biossido di titanio) che permette di trattenere e poi eliminare germi, virus, muffe e altri composti organici. Nello specifico, quando la luce UV colpisce il catalizzatore, si forma ossigeno attivo che “disintegra”, rompendone la struttura cellulare, la materia organica presente nell’aria.

Come scegliere il purificatore più adatto e quali sono purificatori aria migliori?

Come abbiamo appena visto, esistono diverse tipologie di purificatori per l’aria, ognuna adatta a diverse esigenze e con un funzionamento specifico. Come scegliere, dunque, l’elettrodomestico che più fa al caso nostro, e quali sono i purificatori d’aria migliori? Ecco alcuni punti da considerare:

  • Necessità specifiche: la prima variabile da considerare nella scelta del purificatore d’aria sono le nostre esigenze specifiche. Come spiegato sopra, ogni tecnologia di purificazione dell’aria è efficace nel rimuovere determinati tipi di inquinanti. Ad esempio, se si desiderano eliminare polline, polvere o peli di animali, si potrebbe optare un purificatore d’aria con filtro HEPA, poiché altamente efficace nel catturare le particelle sospese nell’aria. Se invece si desiderano eliminare odori persistenti o gas nocivi, è necessario orientarsi verso un purificatore d’aria con tecnologia di filtraggio al carbone attivo o ossidazione fotocatalitica.
  • Dimensioni dell’ambiente: in secondo luogo va valutata la dimensione dell’ambiente nel quale si intende utilizzare il purificatore, in modo da garantirne il funzionamento ottimale. Piccoli purificatori portatili non svolgeranno bene il loro lavoro in ambienti molto grandi, così come purificatori di grandi dimensioni, alla lunga, causeranno ingenti sprechi (in primis energetici) in ambienti contenuti. Inoltre, i purificatori d’aria con filtraggio HEPA sono generalmente più efficaci in spazi più piccoli, mentre modelli più potenti, come quelli a ionizzazione, ossidazione catalitica o che funzionano attraverso una tecnologia combinata, potrebbero invece essere necessari in ambienti più ampi.
  • Tipo di filtro: è poi opportuno valutare il tipo di filtro offerto dal purificatore d’aria. I filtri HEPA sono considerati tra i migliori per catturare particelle sospese come polline, polvere e peli di animali. Tuttavia, potremmo aver bisogno di filtri aggiuntivi, come quelli a carboni attivi, se desideriamo eliminare anche odori spiacevoli o gas nocivi. Inoltre, alcuni purificatori d’aria offrono un sistema di filtraggio multi-livello che utilizza diversi tipi di filtri per affrontare una gamma più vasta di impurità presenti nell’aria.
  • Efficienza energetica: controllare il grado di efficienza energetica del purificatore d’aria è estremamente importante, sia per il nostro portafoglio che per l’ambiente, specialmente se prevediamo di utilizzarlo per lunghi periodi di tempo o in modo continuativo. A tal proposito, possiamo verificare che il purificatore che intendiamo acquistare sia certificato Energy Star, oppure indichi chiaramente il suo consumo energetico.
  • Livello di rumore: un aspetto da non sottovalutare è anche il livello di rumore prodotto dal dispositivo, specialmente se prevediamo di posizionarlo in una stanza in cui trascorriamo molto tempo, come la camera da letto o l’ufficio. Alcuni modelli sono dotati di modalità silenziosa.
  • Funzioni aggiuntive: alcuni purificatori d’aria offrono poi funzioni aggiuntive, come la modalità notturna con luci soffuse, timer programmabili, sensori di qualità dell’aria e indicatori di sostituzione del filtro. Valutiamo quali sono quelle che meglio rispondono alle nostre esigenze oppure, se non ne abbiamo di particolari, possiamo tranquillamente optare per un modello basico.
  • Facilità di manutenzione e pulizia del filtro: il prerequisito fondamentale che garantisce il corretto funzionamento del purificatore è che il filtro venga pulito regolarmente dalle sostanze che vi si depositano, seguendo le indicazioni della casa produttrice. Ecco perché il consiglio è sempre quello di optare per dispositivi semplici da manutenere e gestire. Inoltre, le diverse tecnologie di purificazione dell’aria richiedono livelli di manutenzione variabili. Ad esempio, i filtri HEPA devono essere sostituiti a cadenza regolare per mantenere un’efficacia ottimale, il che – oltre a richiedere un impegno costante nel tempo – potrebbe rappresentare una spesa significativa nel lungo termine. Al contrario, i purificatori d’aria che utilizzano ionizzazione o ossidazione fotocatalitica in genere funzionano in maniera alquanto efficace per diversi mesi senza il bisogno di alcun intervento esterno.
  • Reputazione del marchio e recensioni: benché non esistano standard univoci per valutare l’efficacia dei purificatori, privilegiamo prodotti che abbiano ricevuto una certificazione da un ente scientifico terzo pubblico, italiano o estero. Inoltre, prima di procedere con l’acquisto, non dimentichiamo di controllare le recensioni fatte dagli altri clienti e la reputazione del marchio.

Purificatori d’aria: funzionano davvero?

Numerosi sono gli studi che in anni recenti hanno dimostrano l’efficacia dei purificatori d’aria nel catturare le diverse tipologie di particelle sospese nell’aria domestica, comprese quelle presenti nello smog cittadino come polvere, polline e particelle di combustione.

In particolare, l’acquisto di un depuratore d’aria può giovare in maniera sostanziale a persone che soffrono di allergie stagionali, a pollini e polvere, anche se, secondo un test condotto su diversi purificatori d’aria da Altroconsumo nel 2019, non è ancora possibile dimostrare che questi siano in grado di migliorare la salute di individui sani, né di prevenire le malattie respiratorie derivanti dall’inquinamento urbano.

Al tempo stesso, importante è comunque doveroso ricordare che il problema dell’inquinamento indoor non può essere risolto solo ed esclusivamente con l’acquisto di un purificatore. Come spiegato sopra, diversi sono i contaminanti presenti nell’aria domestica, tra cui i COV (composti organici volatili), che derivano in genere da colle e adesivi di mobili, prodotti per la pulizia della casa, deodoranti solidi e spray per la casa, e candele profumate.

In tal senso, i filtri HEPA, presenti all’interno dei purificatori più efficaci sono in grado di trattenere il PM fine e ultrafine, ma sui composti organici volatili possono fare molto poco. Ecco perché, ancora prima di acquistare un purificatore, sarebbe bene adottare alcuni semplici accorgimenti che – a un costo pari a zero – possono contribuire a migliorare in maniera significativa la qualità dell’aria domestica.

Tra questi, aprire spesso le finestre (almeno 2 o 3 volte al giorno, per almeno 5 minuti), in quanto – da sola – questa semplice azione può agevolare la dispersione e diluizione delle sostanze presenti nell’aria delle case le cui concentrazioni, è bene ricordarlo, sono spesso superiori a quelle presenti nell’aria esterna, anche durante giornate cui l’inquinamento da smog è particolarmente elevato.

Questo vale anche in città, anche se il consiglio è di aprire solo le finestre che affacciano su vie poco trafficate o su cortili interni, in orari in cui ci sono relativamente poche macchine in giro, come la sera, la mattina presto o l’ora di pranzo (in poche parole, vanno assolutamente evitate le ore di punta!). Altre accortezze molto utili per ridurre l’inquinamento indoor sono quelle di accendere sempre la cappa quando si cucina e arieggiare la stanza dopo aver finito (la cucina è la stanza più inquinata della casa), e di tenere sempre le finestre aperte quando si fanno le pulizie e quando si usano cosmetici come smalto per le unghie, acetone o lacca per capelli.

Inoltre, bene è anche tenere sotto controllo la temperatura e il livello di umidità presenti all’interno degli ambienti domestici, che dovrebbero essere comprese rispettivamente tra i 18 e i 20°C e il 45-55 per cento, in modo da ostacolare la formazione di inquinanti secondari, formati dall’associazione di polveri sottili e COV, così come di muffe o macchie sui muri, che se presenti andrebbero eliminate utilizzando prodotti naturali.

In conclusione, i purificatori d’aria possono essere un’utile aggiunta per migliorare la qualità dell’aria all’interno delle nostre case, ma è importante considerarli come parte di una strategia più ampia, che deve partire in primo luogo dalla messa in atto di misure per contrastare l’inquinamento domestico e lo smog proveniente dall’esterno.

A tal proposito è doveroso considerare il problema dell’inquinamento atmosferico in maniera olistica, e dunque impegnarsi ad adottare uno stile di vita più sostenibile, ad esempio attraverso l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, come il solare, l’eolico e l’idrogeno verde, così come la riduzione dell’uso di veicoli a motore, promuovendo invece quello di mezzi di trasporto alternativi come la bicicletta o il trasporto pubblico o, anche le macchine elettriche e ibride. D’altronde, questo è il primo passo per proteggere la nostra salute e quella dell’ambiente in cui viviamo!

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