Rosa dei venti cos'è

Rosa dei venti: significato, storia e caratteristiche

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Rosa dei venti: che cosa indica e a cosa serve

Oggi la meteorologia la utilizza per le analisi statistiche dei dati direzionali, ma la rosa dei venti è anche lo strumento che ha segnato la storia della navigazione mediterranea a partire dal Medioevo.

La rosa dei venti, conosciuta anche con il nome di “stella dei venti” o “simbolo dei venti”, è un diagramma composto da una serie di rombi sovrapposti che ricordano i petali di una rosa. Il nome deriva proprio dalla rappresentazione grafica dell’antico simbolo.

La stella dei venti permette di conoscere la provenienza dei venti che insistono su una determinata regione, o su un’area geografica, durante un periodo di tempo piuttosto lungo. In meteorologia, la scienza che studia i fenomeni fisici che si verificano nell’atmosfera terreste e che condizionano il tempo atmosferico, la rosa dei venti è utilizzata per rappresentare la distribuzione delle velocità del vento, in base alla direzione da cui proviene, in uno specifico luogo.

Secondo il grado di precisione che si desidera ottenere si può scegliere tra diversi tipi di rappresentazione grafica della stella dei venti:

  • 4 punte: formata da quattro quadranti da 90° che indicano i quattro punti cardinali, Nord (o settentrione, o mezzanotte), Est (detto anche oriente o levante), Sud (o meridione) e Ovest (chiamato anche occidente o ponente).
  • 8 punte: è il diagramma più conosciuto dove, oltre ai quattro punti cardinali, sono indicati i quattro punti intermedi ovvero nord-est, sud-est, nord-ovest, sud-ovest. Ogni quadrante è diviso in due venti di 45°.
  • 16 punte: contiene i quattro punti cardinali, i quattro punti cardinali intermedi e altri otto punti che, procedendo in senso orario, sono così indicati: nord-nord-est, est-nord-est; est-sud-est, sud-sud-est, sud-sud-ovest, ovest-sud-ovest, ovest-nord-ovest e nord-nord-ovest. In questo tipo di diagramma, ogni vento è diviso in due mezzi venti da 22°30’.

Al diagramma possono essere aggiunti ulteriori punti fino a ottenere un simbolo dei venti a:

  • 32 punte: ogni mezzo vento si divide in due quarte, o rombi, da 11°15’
  • 64 punte: ogni quarta è divisa in due mezze quarte da 5°37’30’’
  • 128 punte: ogni mezza quarta è divisa in due quartine da 2°48’45’’

Sullo sfondo di alcune bussole antiche è raffigurata la rosa dei venti a 32 punte. I marinai suddividevano l’orizzonte in trentadue parti (dette quarte o rombi) che utilizzavano come unità di misura per orientarsi durante la navigazione.

rosa dei venti storia

 

Rosa dei venti: nomi e caratteristiche dei venti

Per comprendere meglio il funzionamento della rosa dei venti è necessario conoscere i venti, la loro provenienza e le caratteristiche.

Ripartiamo dal simbolo dei venti a quattro e a otto punte per comprendere meglio il funzionamento di uno strumento che oggi viene utilizzato anche per la progettazione delle piste degli aeroporti.

Ecco quali sono i venti collegati ai quattro punti cardinali che formano la stella a 4 punte:

  • Da Nord (N 0°) spira il vento di tramontana
  • Da Est (E 90°) spira il vento chiamato levante
  • Da Sud (S 180°) spira il vento conosciuto con il nome di mezzogiorno oppure ostro
  • Da Ovest (W 270°) spira il vento di ponente

Se fissiamo i quattro punti tra i quattro punti cardinali principali, scopriremo che:

  • Da Nord-Est (NE 45°) spira il vento di grecale (chiamato anche greco)
  • Da Sud-Est (SE 135°) spira il vento di scirocco (garbino umido)
  • Da Sud-Ovest (SW 225°) spira il vento di libeccio (garbino secco)
  • Da Nord-Ovest (NW 315°), spira il vento di maestrale (carnasein)

Non ci resta che scoprire quali sono le caratteristiche degli otto venti:

  1. Tramontana: è il vento freddo responsabile degli improvvisi cambi di temperatura. Erroneamente associato al tramonto, le tesi sull’origine del nome sono diverse e spesso legate alle tradizioni popolari. In Liguria significa “vento d’oltre monti” che arriva dal nord e oltrepassa le catene montuose che circoscrivono l’area ligure. Secondo un’altra ipotesi, tramontana deriva dalla locuzione latina intra montes o trans montes che significa “al di là dei monti” con riferimento al vento che arriva dal cuore delle Alpi. In Campania si racconta che il nome del vento è legato al paese Tramonti e grazie all’uso delle bussole amalfitane si diffuse in tutto l’Occidente.
  2. Levante: fresco e umido, è il vento che nasce nel centro del mare Mediterraneo e raggiunge il picco dell’intensità nello Stretto di Gibilterra. Lo accompagnano sempre nebbia e precipitazioni. Soffia soprattutto nel periodo compreso tra luglio e ottobre. Gli antichi Greci lo chiamavano Apeliote, il dio del vento dell’Est, figlio del titano Astreo e della dea Eos, e fratello degli altri venti: Borea, Euro, Noto, Zefiro, Lips, Sciron e Calcias. Levante è anche il nome d’arte della cantautrice e scrittrice italiana Claudia Lagona.
  3. Mezzogiorno: chiamato anche Ostro, è il vento caldo e umido portatore di piogge. Soffia da sud e spesso è confuso con il libeccio e lo scirocco. Gli antichi Greci lo chiamavano Noto o Austro.
  4. Ponente: detto anche Zefiro o Espero, è un vento fresco del mar Mediterraneo che soffia da ovest e spira nei mesi estivi in particolare lungo le coste delle Maremma grossetana e del Lazio.
  5. Grecale: detto anche Greco, poiché arriva dalla Grecia, è un vento freddo e secco che soffia da nord-est sulle regioni del Mediterraneo centrale e su quelle adriatiche. Si tratta di un vento di origine boreale (proveniente dal nord) che in Italia soffia soprattutto nel golfo di Triste, dove la bora viene chiamata “bora scura”, quando il cielo è coperto, piove o nevica, e “bora chiara”, quando il tempo è sereno. Nell’antica Grecia, Borea era il personaggio mitologico che rappresentava il vento del Nord.
  6. Scirocco: il nome deriva dalla parola araba shurhùq che significa “vento di mezzogiorno”. Secco e caldo, è un vento che proviene da sud-est e porta le piogge di sabbia che arrivano dal deserto del Sahara. È tipico del periodo primaverile e autunnale e raggiunge il massimo dell’intensità nei mesi di marzo e novembre. Quando lo Scirocco contiene più umidità prende il nome di marin.
  7. Libeccio: chiamato anche africo (dal latino afrĭcus), sulle coste di Veneto, Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Gargano è conosciuto con il nome di Garbino, un termine che deriva dall’arabo gharbī e significa “occidentale”. Si pensa che le origini del nome siano legate alla parola greca libykós, Libia, o al termine arabo lebeǵ, che a sua volta deriva dal greco líps-libós, e significa “vento portatore di piogge”. È una brezza marina, tipica della stagione estiva, che soffia lungo le coste della penisola italiana e porta con sé, soprattutto nei territori dell’Italia meridionale, calore e polvere del deserto del Sahara.
  8. Maestrale: il “vento maestro” conosciuto anche con il nome di Mistral, dal provenzale antico, è un vento freddo e particolarmente potente che soffia soprattutto nella Valle del Rodano, in Francia, e in Corsica e Sardegna.

 

Rosa dei venti: breve storia del simbolo dei venti

La rappresentazione più antica della rosa dei venti, oggi conservata alla Biblioteca Nazionale di Francia, risale al 1375 e compare sull’Atlante catalano, il manuale di navigazione più importante del periodo medievale, la cui realizzazione si pensa sia opera del cartografo spagnolo Abraham Cresques.

Va però ricordato che già Omero, sia nell’Odissea che nell’Iliade, elenca i quattro venti principali: Borea, Euro, Noto e Zefiro. Nell’antica Grecia i marinai utilizzavano punti di riferimento costieri ben visibili e conosciuti, ma per la navigazione in alto mare si affidavano alla conoscenza dei venti soprattutto quando il cielo era coperto e non consentiva di osservare la posizione di sole e stelle per mantenere la rotta.

Sempre in Grecia, nell’Agorà romana di Atene, nel 50 a.C. o, secondo alcune fonti, nel II secolo a.C., fu costruita la Torre dei Venti, una struttura alta 12 metri e dal diametro di circa 8 metri sulla cui sommità un segnavento a forma di Tritone indicava la direzione del vento. Inoltre, un fregio raffigura le otto divinità dei venti: Borea (N), Kaikias (NE), Euro (E), Apeliote (SE), Austro (S), Lips (SO), Zefiro (O) e Skiron (NO).

Il sistema greco dei venti fu utilizzato e studiato anche dai Romani in particolare da Seneca, Plinio il Vecchio e Aulo Gellio.

L’immagine della rosa dei venti è diventata famosa e ha iniziato a diffondersi negli anni delle Repubbliche marinare quando il simbolo dei venti era posizionato al centro del mar Mediterraneo e più precisamente sull’isola greca di Zante.

Seguendo le indicazioni della stella dei venti, il vento di Tramontana proveniva dai monti dell’Albania mentre Maestrale era il nome che indicava la via maestra, ovvero la rotta, per Venezia considerata la repubblica marinara più importante. In epoca romana, invece, la via maestra era quella che aveva Roma, Magistra Mundi, come punto di partenza o destinazione. Infine, nelle antiche carte nautiche lo Scirocco era indicato come il vento che proveniva dalla Siria mentre il Libeccio arrivava dai territori dell’attuale Libia.

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