Swap party: cos'è e come partecipare

Swap party: cos’è e come partecipare

Quando l’amore per la creatività incontra quello per il Pianeta, nascono eventi in grado di fare per davvero la differenza e dare vita a nuove tendenze, come gli swap party, le “feste del baratto” a tema fashion e homeware.

In un mondo consumistico, che spinge costantemente a volere sempre di meglio e di più, spesso a discapito della qualità e della ricerca della proprio stile personale, gli swap party si propongono come una magnifica opportunità per promuovere comportamenti d’acquisto più sostenibili e consapevoli, ma non per questo meno soddisfacenti o scontati.

Gli swap party (dall’inglese swap, “scambiare”, e party, “festa”) sono infatti delle vere e proprie feste del baratto, in cui il denaro viene messo, almeno per un momento, da parte, e a regnare sovrana è la voglia di condividere e dare nuova vita a quello che non si utilizza più, siano questi capi di abbigliamento, calzature, oggetti o libri. Ma c’è di più: come piacevole conseguenza di questi scambi, potremo ridurre gli impatti negativi – sull’ambiente, sugli animali, ma anche sulla nostra salute – della fast fashion e del consumo eccessivo (e ossessivo) di beni, che è ormai diventato più la regola che l’eccezione.

In cambio, avremo la possibilità di rinnovare ambienti interni e guardaroba, rendendoli più in linea con i nostri gusti attuali e le esigenze del presente e, perché no, farci precursori di nuove tendenze -d’altronde, il vintage regna ormai sovrano sulle passerelle e sulle riviste di home decor da anni.

Una rivoluzione, quindi, che promette di sfidare le convenzioni e le regole che muovono i meccanismi della “moda veloce” (e, più in generale, dei modelli di consumo prevalenti) e di ritornare a una visione più arcaica – ma non per questo necessariamente più disfunzionale – del mercato, in cui comunità e reciprocità muovono gli ingranaggi del motore e fanno da collante tra realtà diverse, ma non incompatibili.

D’altronde gli swap party sono nati proprio in una delle metropoli più eclettiche e cosmopolite del mondo, Manhattan, nella prima decade degli anni Duemila, in parte come conseguenza indiretta della Grande Recessione del 2008, in parte come occasione di ricerca e sperimentazione, sulla falsa riga dei mercatini del baratto organizzati durante gli anni Settanta. Dalla Grande Mela queste grandi feste dello scambio si sono poi diffuse per tutto il Paese, per arrivare poi -alcuni anni più tardi- anche sul Vecchio Continente.

Oggi, infatti, non è raro imbattersi in questo tipo di eventi anche sul territorio nostrano, soprattutto in grandi città come Milano e Roma, che grazie alla loro apertura alle tendenze d’oltreoceano, hanno per prime intuito il grande potenziale di questo tipo di eventi.

Swap party: cos’è e come funziona?

Se ci ritroviamo costantemente con un armadio pieno di vestiti, ma decidiamo sempre di indossare sempre i soliti due o tre capi, o viviamo in una casa stipata di oggetti che non utilizziamo mai, e che non ci trasmettono più nulla, forse è davvero arrivato il momento di partecipare a uno swap party!

Come abbiamo spiegato poco fa, gli swap party sono infatti delle vere e proprie feste del baratto, in cui le persone si riuniscono per scambiarsi indumenti, accessori e oggetti di cui non hanno più bisogno, con l’obiettivo di dare loro una nuova vita, evitando gli sprechi e promuovendo, al contrario, una visione più etica, circolare e sostenibile della moda e, più in generale delle abitudini di acquisto individuali. Intenti simili a quelli dei mercatini dell’usato, quindi, ma con un’unica, grande eccezione: durante gli swap party, il portafoglio può tranquillamente essere lasciato a casa!

Esistono infatti due varianti principali degli swap party, entrambe basate su una particolare forma di “baratto”: la prima, detta anche “del volere”, si basa, per l’appunto, sullo scambio diretto di uno o più oggetti tra due partecipanti. Questo richiede ovviamente una certa dose di negoziazione e consenso reciproco. Ad esempio, due persone possono semplicemente decidere di scambiare un paio di scarpe con una borsa se entrambe sono d’accordo sul valore percepito degli oggetti.

Una seconda variante, detta anche “del valore”, prevede invece l’assegnazione di un certo numero di punti (talvolta rappresentati materialmente da dei gettoni numerati) ad ogni capo di abbigliamento o oggetto, in base alla sua qualità, alla sua integrità, alla marca apposta in etichetta, e al valore stimato. In questo caso, i partecipanti scambiano i loro oggetti con altri che hanno un punteggio equivalente. Ad esempio, un abito quasi nuovo potrebbe valere tre ticket, mentre una sciarpa potrebbe valere un solo ticket. I partecipanti possono usare i loro ticket accumulati per “acquistare” altri oggetti portati al party.

A volte, l’evento può essere anche strutturato in round. Durante il primo round, ogni partecipante può scegliere un oggetto. Nei round successivi, i partecipanti continuano a scegliere gli oggetti fino a che tutti sono stati scelti o fino a quando i partecipanti decidono di fermarsi.

Altre volte, invece, non ci sono regole fisse e i partecipanti sono liberi di effettuare gli scambi come meglio preferiscono. Questo metodo è meno strutturato e può funzionare bene in un gruppo di amici o conoscenti che si fidano l’uno dell’altro, e che sono accomunati dalla stessa volontà di dare nuova vita a oggetti o capi di abbigliamento che, per un certo motivo, non riescono più a soddisfare la funzione originaria per il quale sono stati originariamente acquistati – ovviamente questo soltanto agli occhi dei possessori, poiché un chiaro requisito per il buon funzionamento di uno swap party è che tutti gli oggetti portati siano perfettamente integri e ancora in grado di assolvere alla loro funzione originaria.

Insomma, molto dipende dalla modalità in cui lo scambio viene organizzato e dalle preferenze di organizzatori e partecipanti. Tuttavia, qualsiasi sia la modalità scelta, a cambiare non sono gli intenti di base e i vantaggi degli swap party!

Swap party: perché partecipare?

Uno swap party è molto più che un semplice scambio di oggetti: è un modo di dare voce ai nostri ideali e valore alle cose che possediamo, di prendere posizione di fronte alle dinamiche consumistiche di un mondo orientato solamente all’accumulo e al profitto.

Per ogni oggetto che decidiamo di portare a casa, un oggetto che già possediamo deve necessariamente andarsene. I vantaggi, in questo caso, sono duplici. Da un lato, questo ci consente di fare un po’ di decluttering nell’armadio e creare spazio per i nuovi arrivi, così come di evitare di stipare la casa di cianfrusaglie, nella remota possibilità che un giorno queste ci torneranno utili. Dall’altro, ci ricorda che “più non è semplicemente meglio”. e che dare il giusto valore alle cose -e riconoscere quando è giunto il momento di lasciarle andare- può rivelarsi un’esperienza estremamente catartica e liberatoria, non solo da un punto di vista materiale, ma anche spirituale.

Ovviamente, partecipare a uno swap party ci consente anche di risparmiare denaro, specialmente se siamo alla ricerca di un oggetto o un capo di abbigliamento specifico, che altrimenti avremmo dovuto acquistare in un negozio, ma questo è soltanto un piacevole effetto collaterale del voler ridurre il nostro impatto sull’ambiente, generando valore anziché sottraendolo all’(eco)sistema in cui viviamo.

Infatti, come abbiamo spiegato in questo articolo, l’industria della moda – e in particolare quella della fast fashion è una delle industrie a più alto impatto ambientale, responsabile di oltre il 10% dell’inquinamento globale, nonché di diffuse violazione dei diritti dei lavoratori, sfruttamento della manodopera minorile e violenze sugli animali.

Per non parlare della diffusa incapacità di smaltire correttamente i rifiuti tessili, data in primo luogo dalle esorbitanti quantità di vestiti prodotti, e spesso utilizzati pochissime volte (secondo alcune statistiche, i consumatori di fast fashion indossano in media i loro vestiti solo 4 volte, con un 60% che si stanca di questi ed il restante 40% che li ritiene non più alla moda), a cui si va ad aggiungere il fatto che, essendo spesso realizzati con materiali di bassa qualità, questi capi tendono a rovinarsi molto più velocemente rispetto a quelli realizzati con fibre e tessuti sostenibili e di alta qualità, come lino, canapa e pelle vegana. Da qui, la sempre più impellente necessità di ridurre al minimo gli sprechi tessili, dando una seconda possibilità ai vestiti che non amiamo più, ma che possono essere amati dagli altri.

Senza contare che uno swap party è un’ottima occasione per entrare in possesso di oggetti unici nel loro genere, difficili da trovare nei comuni negozi, che ci permettono quindi di costruire un nostro stile unico e personale, differenziandoci dalla massa e portando alla luce la nostra essenza più autentica e originale. Il tutto a costo zero, a patto che si abbia tanta voglia di scoprire e scoprirsi!

Ultimo, ma non meno importante, gli swap party sono dei veri e propri eventi sociali che permettono di incontrare e socializzare con persone nuove dagli interessi affini ai nostri, ma anche di rafforzare legami esistenti, contribuendo a creare una comunanza di intenti che spesso è il prerequisito essenziale per costruire relazioni più profonde e genuine. In tal senso, le feste dello scambio spesso possono trasformarsi in delle vere e proprie piattaforme per discutere e sensibilizzare a proposito di tematiche importanti come la sostenibilità, la moda etica e l’economia circolare, creando così una comunità più informata e impegnata.

Come organizzare uno swap party? Regole di partecipazione e modalità di scambio

Che sia tra amici, familiari, colleghi di lavoro o, perché no, sconosciuti, prendere parte a uno swap party può rivelarsi un’esperienza estremamente gratificante, non solo per i partecipanti, ma anche per gli organizzatori, a patto che si stabiliscano in precedenza delle regole chiare e semplici, che aiutino a mantenere l’ordine, la giustizia e l’efficacia dell’evento.

Ecco quindi cinque regole da mettere in pratica per garantire la buona riuscita del nostro prossimo swap party.

  1. Verificare la qualità degli oggetti
    La prima, fondamentale regola per uno swap party di successo è quella di assicurarsi che tutti gli oggetti portati all’evento siano puliti e in buone condizioni, in modo da non rischiare di influenzare negativamente l’esperienza dei partecipanti. Utile a tal proposito è organizzare una postazione di controllo all’ingresso della festa, ed eventualmente riconsegnare ai precedenti proprietari gli oggetti rotti, sporchi o consumati.
  2. Stabilire le tipologie di oggetti ammessi
    In secondo luogo, fondamentale è definire chiaramente quali tipologie di oggetti possono essere portati al party (ad esempio, solo vestiti, libri, giocattoli, accessori, o un misto di tutti questi), in modo da evitare di creare confusione e assicurarci che gli articoli offerti siano di interesse per i partecipanti.
  3. Concordare un sistema di scambio
    Da decidere a priori è anche il sistema di scambio da utilizzare, se a punti, a scambio diretto o libero. Qualsiasi sia il meccanismo scelto, la cosa importante è che questo sia compreso e accettato da tutti i partecipanti prima dell’inizio dello swap. Al tempo stesso, possiamo anche decidere di stabilire un limite minimo o massimo di oggetti che ogni partecipante può portare, in modo da mantenere una situazione di equilibrio ed evitare che qualcuno si senta svantaggiato.
  4. Come si struttura l’evento
    Buona norma è anche spiegare ai partecipanti, al momento dell’arrivo, come e quando gli oggetti potranno essere scambiati. Ad esempio, possiamo pensare ad uno o più round di scambio o permettere scambi liberi dopo un iniziale periodo di esposizione. Inoltre, un buon stratagemma per aiutare i partecipanti a fare scelte informate, ed evitare dunque ripensamenti o, ancora peggio, ulteriori sprechi, è quello di invitare i partecipanti a preparare una breve descrizione degli oggetti, o assicurarsi che presentino ancora un’etichetta con informazioni utili come la taglia, il materiale, o altre informazioni rilevanti.
  5. Cosa fare al termine dell’evento
    Al termine dell’evento qualora dovessimo trovarci con oggetti non scambiati, possiamo valutare l’idea, con il consenso dei precedenti proprietari, di donarli a enti di beneficenza o a chi ne ha più bisogno, in modo da incoraggiare la circolarità e il riutilizzo che sono, in definitiva, i principi portanti dell’evento. Lo stesso vale per il senso di comunità che è parte integrante dell’esperienza di scambio, che potrebbe essere rafforzato creando ulteriori occasioni di aggregazione, così come un gruppo Telegram o Whatsapp dove i partecipanti possano scambiarsi nuove idee o raccontare come hanno deciso di utilizzare gli oggetti e i capi acquisiti durante lo scambio.

Swap party: come partecipare e quali sono i migliori eventi?

Se invece desideriamo scoprire dove e quando sarà il prossimo swap party nella nostra area, una delle risorse affidabili sono i gruppi Facebook e Telegram dedicati al tema, utili anche nel connetterci con altre persone che condividono i nostri stessi interessi. Senza contare che oggigiorno esistono addirittura delle app dedicate al mondo del baratto, tra cui una delle più note è Swapush, disponibile sia per cellulari Android che iOS, un vero e proprio microcosmo digitale dedicato allo scambio, sia online che dal vivo.

Swap Party a Milano e Roma

Istituzione nel mondo dello swapping milanese è, invece, Swap in The City, che da oltre dieci anni organizza regolarmente “eventi glamour di baratto” indirizzati a chi vuole fare shopping di vestiti e accessori in modo divertente e sostenibile e, al tempo stesso, fare amicizia e passare un allegro pomeriggio tra chiacchiere e risate.

Interessanti anche gli eventi itineranti organizzati dalla media-community ParolAperta, in cui a farla da padrona è tanto la convivialità quanto la promozione di una cultura volta a minimizzare il nostro impatto sull’ambiente e trovare il piacere nel possedere meno cose, ma di maggior valore.

Ultimi, ma non in ordine di importanza, gli swap party targati “Nei Tuoi Panni”, un progetto no profit nato dalla collaborazione tra l’associazione culturale Tao, Inspire Eco Participation e il Movimento Decrescita Felice, che negli ultimi mesi si sta affermando come punto di riferimento per le feste di scambio organizzate nella Città Eterna, spesso accompagnate da stand up talk e performance teatrali sull’impatto sociale e ambientale della fast fashion e sulle alternative etiche e sostenibili.

In definitiva, non ci sono davvero più scuse per non partecipare a un swap party e scoprire che non si tratta solo di un semplice scambio di oggetti, ma di un modo per connetterci con altre persone, condividere storie e esperienze, e promuovere uno stile di vita più sostenibile ed etico.

Ogni oggetto scambiato rappresenta infatti una piccola azione che contribuisce a ridurre gli sprechi e a dare nuova vita a ciò che, almeno a una prima occhiata, potrebbe essere considerato “inutile”.In un mondo in cui il consumismo e lo spreco sono all’ordine del giorno, partecipare a un swap party ci permette di fare davvero la differenza – anche se nel nostro piccolo!

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