Tetti Verdi, cosa sono e come si realizzano

Tetti verdi: cosa sono e come si realizzano

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Tra le soluzioni di architettura sostenibile più innovative degli ultimi anni, c’è il tetto verde, una soluzione vantaggiosa sia in termini economici che in termini ambientali.

Molto popolari nel nord Europa, i tetti verdi o roof garden, oltre a essere una valida soluzione eco-sostenibile,  offrono numerosi vantaggi tra cui: bonus fiscale, isolamento termico e acustico, riduzione dell’inquinamento e un miglioramento estetico non indifferente.

Tetti verdi: cosa sono e come si realizzano

Che cos’è un tetto verde?

In cima al condominio, un giardino. Che sia solo la copertura di un tetto verde, una serie di tegole fiorite o un vero e proprio green-roof abitabile, si tratta di una soluzione eco-sostenibile che porta con sé numerosi vantaggi. Si può scegliere una copertura a verde estensivo, che prevede uno strato di terreno di coltura  di circa 10 cm e le piante che vengono utilizzate sono di altezza limitata. In questo caso si si avrà semplicemente una superficie verde non calpestabile che richiede una limitatissima manutenzione. Se invece si predilige il verde intensivo, si avrà un giardino vivibile, così come ce lo immaginiamo, con una progettazione tecnologica a strati molto più complessa e accurata.

Tetto Verde mediateca di San Lazzaro di Savena

Vantaggi di un tetto verde

Avere un tetto verde garantisce un maggior isolamento termico e acustico all’intero edificio, ancor di più se anche le facciate esterne sono coperte dal cosiddetto “verde verticale”. La copertura crea infatti una barriera in entrata e in uscita, impedendo al grande caldo estivo di entrare e, viceversa, al calore del riscaldamento invernale di disperdersi, risparmiando fino al 30% delle spese di climatizzazione condominiale.

I tetti verdi usufruiscono inoltre dell’acqua piovana e possono diventare dei veri e propri orti con frutta e verdura di stagione, soprattutto per quelle colture che non hanno radici grandi e profonde, come per esempio zucchine, pomodori oppure frutti di bosco.

Guarda il video sul progetto di Tetto verde a Torino:
Un tetto verde di 150 mq
che ben rispondono a quei criteri di sviluppo sostenibile quali: assenza di concimi chimici in agricoltura, isolamento acustico e termico naturale, riciclo delle acque e degli scarti vegetali per il compost, depurazione dallo smog cittadino.

Infine per chi ha in mente di allestire un giardino pensile in casa propria – che sia sul tetto del condominio o sul terrazzo della propria casa oppure in garage o nel parcheggio – il 2016 è ancora l’anno giusto per decidersi a farlo – le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico sono state prorogate fino al 31 dicembre di quest’anno. È previsto quindi un bonus fiscale con una detrazione Irpef del 65% per gli interventi di risparmio energetico invernale, oppure del 50% se è solo un’opera di ristrutturazione edilizia. Oltre ai vantaggi energetici e di isolamento è da considerare anche l’aumento del valore della casa stessa.

Inoltre i vantaggi del tetto-giardino si riflettono anche sull’ambiente, poiché la presenza di vegetazione, in generale, è in grado di convertire anidride carbonica in ossigeno attraverso il fenomeno della fotosintesi.

Come si realizza un tetto verde?

Il tetto verde è un’opera di architettura edilizia che ha bisogno, per essere realizzata, di una valutazione di fattibilità da parte di esperti del settore (ingegneri e architetti). Prima di partire con la messa in opera infatti bisogna tenere presente che gli strati di cui è composto il tetto verde hanno un peso che varia dai 60 ai 150 kg per metro quadrato. Occorre essere sicuri che la struttura portante della nostra casa regga questo peso.

Inoltre, per una buona riuscita di un tetto verde bisogna utilizzare un buon isolante termico e realizzare un sistema drenante per l’acqua, in modo da scongiurare la possibilità di eventuali infiltrazioni in grado di danneggiare la struttura dell’edificio.

In generale, gli strati tecnologici che compongono una copertura verde (dal basso verso l’alto) sono:

1. Strato impermeabilizzante

Generalmente si tratta di membrane bitume–polimero vendute in rotoli che si dispongono sulle superfici orizzontali o inclinate delle coperture secondo precise regole di sovrapposizione tra un manto e l’altro per evitare infiltrazioni di acqua e previa stesura di primer. Il primer – materiale a base di bitumi e additivi tensioattivi in solventi – serve per ottenere l’aderenza tra la superficie impermeabilizzante ed il supporto cementizio.

2. Strato protettivo

Lo strato impermeabilizzante deve essere protetto. Per farlo si possono usare delle vernici, pitture a base di polimeri sintetici dispersi in acqua che si stendono secondo le concentrazioni in acqua previste dal produttore.

3. Strato drenante

Le funzioni dello strato drenante sono:

  • drenaggio delle acque piovane e di irrigazione in eccesso;
  • accumulo e riserva di acqua per la vegetazione;
  • aerazione degli apparati radicali;
  • protezione aggiuntiva delle stratificazioni di impermeabilizzazione.

4. Strato filtrante

La funzione principale dello strato filtrante è permettere il passaggio della sola acqua tra due strati contigui, ostacolando il passaggio di altri elementi. A tale categoria appartiene la classe dei geo-tessili, materiali costituiti generalmente da tessuto di fibre di polietilene.

5. Substrato di vegetazione

La costituzione di tale strato è molto importante e va effettuata con cura! Non si possono infatti utilizzare i tradizionali substrati per giardinaggio, perché l’utilizzo di substrati non adatti comporta seri inconvenienti quali compattamento e conseguente asfissia radicale, rapporto aria/acqua sbilanciato, perdita della capacità drenante, sviluppo di patologie. E allora cosa utilizzare? I materiali normalmente usati sono di origine vulcanica quali pietra pomice e lava in percentuali che variano dal 50 al 90%. Di particolare importanza in sostituzione o integrazione dei materiali vulcanici è l’impiego del laterizio riciclato! Ebbene sì, laterizi provenienti dalla demolizione di fabbricati vengono selezionati, frantumati, arrotondati e vagliati per poi essere usati nella formazione del substrato.

6. Vegetazione

La scelta del tipo di vegetazione riguarda ovviamente il tipo di verde pensile che stiamo realizzando; i nostri gusti e i vantaggi che vogliamo perseguire dal nostro tetto verde! E’ importante tener presente le principali condizioni che influiscono sulla vita di una pianta: luce, acqua, temperatura, ph, salinità e nutrienti…e infine un piccolo aiuto da un amico appassionato o dal giardiniere di fiducia! (fonte: architettura sostenibile).

Le grandi architetture green

Famosi archistar hanno scelto il tetto verde per i loro progetti, uno su tutti Renzo Piano per l’Accademia delle Scienze della California, uno spazio pensato su misura per gli studenti universitari che possono rilassarsi o continuare a studiare alla luce del sole in cima all’edificio. Anche per la sede del Parlamento Australiano a Canberra è stata fatta la stessa scelta, inaugurando nel 1988 il nuovo edificio su Capitol Hill, ma resta New York la metropoli più orientata a questo tipo di politica green.

Accademia della california, tetto verde

Le scelte in materia di edilizia

Molti Paesi europei quali la Germania o la Danimarca hanno previsto leggi o incentivi per innovazioni di tal genere, integrando le disposizioni nei regolamenti edilizi cittadini. In particolare Copenaghen ha reso obbligatorio il tetto verde per gli edifici di nuova costruzione che rispettano determinate caratteristiche. In Olanda, invece, il progetto New English Roofing Tile propone l’uso di tegole speciali – con una parte cava che contiene terra e svolge funzione di vaso – per poter far crescere fiori o piante aromatiche.

 

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